Proteste e investimenti fermi, sindaco: “Protocollo fallimentare…rischiamo catastrofe sociale”

 
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E' ripresa la protesta nei pressi dell'ingresso principale di raffineria

Gela. Investimenti fermi e proteste di chi ha perso il lavoro iniziano a preoccupare anche l’amministrazione comunale. La prossima, sarà una settimana importante. L’11 dicembre, su iniziativa dei sindacati del settore industria, si terrà una manifestazione di protesta, davanti al Ministero dell’ambiente, che deve ancora sbloccare la proroga Via per la base gas di Eni. Sabato, invece, sarà in città il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano. La Cgil, inoltre, da giorni è impegnata nella vertenza “Sblocca Gela”. Il sindaco Lucio Greco parla addirittura della possibilità di “moti di piazza che sarebbe difficile controllare”. Si teme una tensione sociale, che in realtà già c’è da tempo e le proteste nell’indotto di Eni ed Enimed stanno a dimostrarlo. I sindacati del settore industria, senza l’avvio dei cantieri della base gas, non escludono l’ipotesi della cassa integrazione per i lavoratori del diretto della multinazionale. “Il protocollo di intesa che avrebbe dovuto rappresentare il punto di svolta per la nostra città, la spinta propulsiva in grado di darle un nuovo volto e rilanciarla – dice il sindaco Lucio Greco – sta mostrando molte criticità e si sta rivelando, alla prova dei fatti, un vero e proprio fallimento. Siamo infatti ripiombati nel buio e quelle speranze che i firmatari dell’accordo si erano premurati ad accendere, si stanno spegnendo tutte”. Greco ritorna sul “peccato originale”, l’intesa che ha poi aperto alla riconversione della fabbrica Eni, e chiama in causa il governo, adesso sotto spinta dem-M5s. “Il governo che insieme alle forze politiche, ai sindacati e a Confindustria, ha firmato il protocollo deve capire che siamo dinnanzi ad una catastrofe socio-economico-occupazionale. Il governo, le forze politiche, i sindacati e Confindustria devono pertanto metterci la faccia – continua – per salvare una città che ha pagato un caro e pesante prezzo ad una crisi, conseguenza di errate scelte industriali e politiche. Ora ci si aspetta, quanto meno, il rigoroso rispetto di quanto sancito in quel documento”. Il sindaco lancia un monito verso Roma, dove al governo c’è anche una parte della sua maggioranza in municipio, quella che fa riferimento al Pd. “Per questo chiedo a tutti i partiti, a tutti i sindacati e a tutte le parti sociali, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, di impegnarsi a fare tutto il possibile perché la città possa rialzarsi ed acquistare quella dignità che merita – conclude – se qualcuno pensa che Gela possa essere dimenticata e abbandonata, dopo essere stata sfruttata per decenni, si sbaglia di grosso”.

L’amministrazione comunale, anche se non c’è stata una posizione ufficiale, sembra aver aderito alla manifestazione dell’11 dicembre e ora si troverà davanti ad un pezzo di quel governo che sta bloccando la proroga Via. L’incontro di sabato prossimo con il ministro Provenzano, almeno sulla carta, dovrebbe servire a strappare qualche risultato, altrimenti il rischio vero è che salti tutto.

1 commento

  1. Quando il nostro sindaco faceva battaglia per fare chiudere la raffineria, cosa pensava che succedesse?
    La colpa è degli altri, e lui non ne ha?
    E’ possibile che in questa città si riescono a vedere solo gli errori altrui e non ci si passa la mano sulla coscienza di cosa ho fatto o di cosa avrei potuto fare io per scongiurare, come dice lui stesso, “una catastrofe socio-economico-occupazionale”?
    Caro sindaco, ormai il danno lo avete fatto tutti quelli che vi reputati politici, nessuno escluso, e che di politici non avete nemmeno il sentore. Buon Lavoro………..

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