Blitz Tetragona, estorsioni a tappeto e traffico di droga dalla Calabria

 
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Gela. “In alcuni casi, siamo riusciti ad ottenere l’eroina attraverso i contatti calabresi che ci assicurava Sebastiano Pelle di San Luca. Gli incontri si svolgevano a Messina”. Il collaboratore di giustizia Paolo Portelli, in questo modo, ha descritto i presunti rapporti tra i gruppi di cosa nostra locali e quelli della ‘ndrangheta calabrese che si sarebbero sviluppati già a metà degli anni novanta.

“Pelle – ha continuato Portelli – aveva contatti soprattutto con Crocifisso Smorta. S’incontrarono in carcere a Caltanissetta”. Le dichiarazioni sono state rese nel corso di una delle udienze del processo scaturito dalla maxi inchiesta antimafia “Tetragona”.
In totale, sono quindici gli imputati. Oltre a Portelli, è stato sentito anche l’altro collaboratore di giustizia Rosario Trubia.
“Ricordo molto bene – ha spiegato in videoconferenza l’ex reggente di cosa nostra – che diverse imprese pagavano regolarmente la messa a posto. C’era l’azienda che si occupava del servizio rimorchiatori al porto isola, diversi supermercati ma anche le imprese che si aggiudicavano gli appalti per le luminarie. Avevamo buoni contatti in municipio e, così, riuscivamo a sapere quali imprenditori si aggiudicavano gli appalti”.

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