Conti correnti, la Porsche e un giro d’affari milionario, l’inchiesta: Palmeri mercoledì dal gip

 
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I finanzieri durante le perquisizioni nelle aziende riconducibili a Palmeri

Gela. Per pm e finanzieri, era lui il “dominus” di un business che, tra autotrasporto e ingrosso di carne, garantiva un giro d’affari presumibilmente stimato in circa sei milioni di euro. Il coinvolgimento nell’inchiesta “Tagli pregiati” aveva però inibito al cinquantanovenne Rocco Palmeri qualsiasi possibilità di gestire le aziende di riferimento. Nonostante l’occhio di magistrati e forze dell’ordine, l’imprenditore sarebbe riuscito a mantenere ben saldo il controllo di quello che gli investigatori hanno definito un “impero”, almeno a livello locale. Sarebbero stati violati gli obblighi della sorveglianza speciale. Palmeri e i due familiari che avrebbero fatto da prestanome nel controllo della “Carni del golfo” (con una struttura gestita a pochi metri di distanza da palazzo di giustizia) e della “Tir Italia” sono al centro di un’inchiesta che i finanzieri, guidati dal comandante Giuseppe Gradillo, hanno condotto, partendo da una denuncia. Il sostituto procuratore Luigi Lo Valvo ha fatto partire tutti gli accertamenti, anche fiscali, supportato dai finanzieri dell’aliquota di polizia giudiziaria. Non c’è l’ombra della mafia, l’hanno ripetuto gli inquirenti e l’ha spiegato il procuratore capo Fernando Asaro, richiamando comunque alcuni precedenti penali. L’imprenditore uscì assolto dall’accusa di essere vicino alle organizzazioni criminali. La presunta intestazione fittizia dei beni sarebbe servita solo a garantirgli introiti personali. Gli investigatori parlano di uno stile di vita, decisamente elevato. Sono finiti sotto sequestro, oltre alle due aziende, anche dodici conti correnti. Palmeri si spostava a bordo di auto di grossa cilindrata.

“Aveva a disposizione una Porsche Macan S”, hanno precisato gli inquirenti. Mercoledì, verrà sentito dal gip. Lo stesso giorno dovrebbe essere il turno inoltre del sessantottenne Rocco Palmeri e della quarantacinquenne Dorotea Palmeri (sono sottoposti all’obbligo di firma), ritenuti prestanome dell’imprenditore. Sono altre due le presunte teste di legno finite nell’inchiesta, anche se attualmente a piede libero. I tre indagati raggiunti dalle misure cautelari sono difesi dall’avvocato Flavio Sinatra.

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