Ha ucciso il fratello, la Cassazione conferma la condanna a sedici anni imposta a Vincenzo Valenti

 
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Gela. E’ diventata definitiva la condanna a sedici anni e quattro mesi di reclusione inferta all’operaio quarantenne Vincenzo Valenti. L’omicidio del giovane fratello. L’uomo uccise il fratello Alessandro tra le strade del quartiere Sant’Ippolito. Il trentenne venne sgozzato al culmine di una lunghissima tensione familiare. I rapporti tra i due si erano interrotti ormai da tempo. I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Carmelo Tuccio. Per il difensore, come ribadito anche nei precedenti gradi di giudizio, Vincenzo Valenti avrebbe cercato di difendersi davanti al fratello che, intanto, lo avrebbe minacciato impugnando un cacciavite. Una linea mai accolta dai giudici. La procura generale, non a caso, ha chiesto che il ricorso del difensore venisse respinto. Alla fine, i giudici romani hanno confermato la condanna a sedici anni e quattro mesi di reclusione, imposta dal gup del tribunale di Gela al termine del giudizio abbreviato di primo grado e confermata dalla Corte di appello di Caltanissetta. Anche i legali di parte civile, gli avvocati Vittorio Giardino, Antonio Gagliano e Fabio Fargetta, hanno chiesto la conferma della condanna. I legali hanno rappresentato la moglie e la figlia della vittima, crollato a terra oramai esamine davanti all’abitazione di famiglia. Alle parti civili, nei precedenti gradi di giudizio, è stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni oltre ad una provvisionale. 

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