La “nuova” giunta di Greco, Malluzzo aspetta: “Mio nome? C’è un accordo politico con il sindaco”

 
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Malluzzo attende che Greco rispetti l'accordo politico

Gela. Da settimane, il suo nome viene affiancato ad una nuova casella della giunta del sindaco Lucio Greco. L’ex consigliere comunale Cristian Malluzzo dovrebbe essere, insieme all’avvocato Giuseppe Licata, l’innesto che chiude il cerchio politico intorno all’amministrazione. Se l’ingresso di Licata in municipio è sostenuto dall’area che si rifà al presidente della Regione Nello Musumeci, la scelta di Malluzzo si deve invece ad ex consiglieri comunali come Giuseppe Ventura e Antonino Biundo e agli attuali esponenti all’assise civica di “Un’Altra Gela”, la lista madre del sindaco. Sono nomi ormai noti nella trattativa in atto, anche se Greco non ha ancora sciolto la riserva sull’allargamento della sua giunta. “Il mio possibile ingresso in giunta – dice Malluzzo – deriva da accordi politici stretti prima delle urne e rafforzati durante il ballottaggio”. In questa fase, Malluzzo preferisce non sbottonarsi troppo, anche se il gruppo che lo sostiene difficilmente accetterebbe un no da Greco. L’ipotesi di Malluzzo assessore, del resto, era già stata abbondantemente vagliata, prima del deposito delle liste. “Non è cambiato nulla – continua – il mio riferimento politico è sempre lo stesso. Se ci sarà la volontà di allargare la giunta e di dare rappresentanza anche al nostro gruppo, allora sarò ben lieto di dare il mio contributo”.

Di più non aggiunge, anche perché attende che sia Greco a decidere il da farsi. Con un’alleanza così eterogenea, per l’avvocato “civico” non sarà facile salvaguardare gli equilibri di maggioranza. I dem, che in realtà non fanno salti di gioia né per l’ingresso dell’ex democratico Licata né per quello di Malluzzo, hanno però ufficialmente smentito possibili veti. Allo stesso tempo, il sindaco dovrà verificare lo stato d’animo di alleati che, per ora, ritengono di non essere stati premiati per il sostegno garantitogli. Malluzzo e Licata attendono, mentre i loro sponsor politici potrebbero dare l’ultimatum al sindaco.

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