Manovre errate nell’impianto? Tre dipendenti Eni evitano licenziamento

 
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Gela. Non avrebbero rispettato le misure ed i protocolli previsti nell’impianto per il trattamento delle acqua di scarico all’interno della fabbrica Eni di contrada Piana del Signore. Tre operatori del gruppo multinazionale, però, sono riusciti ad evitare la sanzione massima e più grave, quella del licenziamento.

Ai dipendenti finiti nell’occhio del ciclone, addirittura, erano stati bloccati anche i tesserini d’accesso allo stabilimento. Dopo la mediazione condotta dai sindacati del settore chimico, però, i paventati licenziamenti si sono trasformati in provvedimenti di sospensione.
Adesso, saranno i funzionari dell’ufficio provinciale del lavoro di Caltanissetta a decidere la sorte dei tre. Gli stessi provvedimenti di sospensione, infatti, sono stati impugnati per essere discussi. Sia i lavoratori che i sindacalisti attendono una convocazione ufficiale da Caltanissetta. La linea di difesa, infatti, è fin troppo chiara: gli operatori dell’impianto tas hanno, dal primo momento, escluso qualsiasi responsabilità.
Per questa ragione, hanno voluto contestare il provvedimento originario subito che, nel caso più grave, li avrebbe costretti, addirittura, ad abbandonare definitivamente il loro posto di lavoro. Insieme ai tre, sanzioni meno gravi sono state inoltrate a dieci colleghi dello stesso impianto.
Le responsabilità più gravi, comunque, almeno in base alle valutazioni dei dirigenti di raffineria, sarebbero ricadute sulla testa dei tre operatori che, almeno in origine, si sono trovati in mano il provvedimento di licenziamento. Decisione che mise in agitazione gli stessi sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil che seguono i lavoratori del diretto Eni.

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