Maxi discarica d’amianto in fabbrica Eni, 100 operai parte civile in giudizio

 
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Gela. Una presunta maxi discarica d’amianto, da oltre venticinque tonnellate, nella vasca 4 dell’isola 32 della fabbrica Eni. Ieri mattina, durante l’udienza preliminare che si celebra a carico di cinque funzionari locali della multinazionale, il gup Alberto Leone ha ammesso

la costituzione di parte civile di cento operai del’indotto che avrebbero avuto contatto con le fibre killer.
Assisiti dagli avvocati Ezio Bonanni e Lucio Greco, molti di loro hanno preso parte alle fasi più calde del botta e risposta andato in scena tra la difesa dei cinque e i legali di parte civile.
Il giudice Leone, intanto, ha deciso di aggiornare il procedimento al prossimo 29 ottobre. In quell’occasione, valuterà la richiesta di una nuova perizia nell’area della presunta discarica giunta direttamente dai legali dell’amministratore delegato di raffineria Bernardo Casa, degli ex responsabili della Soi 5 Rosario Orlando, Arturo Anania e Biagio Genna e dell’altro operatore Eni Aurelio Faraci.
Sono tutti accusati di deposito incontrollato di rifiuti pericolosi.
“Non è mai esistita alcuna discarica d’amianto all’interno della fabbrica – hanno detto i difensori – l’area era costantemente sorvegliata e sottoposta a tutte le necessarie misure di sicurezza. Sembra quasi di essere su Scherzi a parte, ci volete rinviare a giudizio perché abbiamo rispettato la normativa?”.
Il pubblico ministero Serafina Cannatà, invece, ha insistito sulla necessità del rinvio a giudizio dei cinque funzionari Eni: mettendo in dubbio la validità di una perizia da svolgere sui luoghi ad oltre due anni di distanza dal primo sequestro e dopo i primi interventi di bonifica.
Linea rimarcata anche dagli avvocati Ezio Bonnanni e Lucio Greco. Le associazioni Amici della Terra e Aria Nuova, inoltre, si sono già costituite parte civile attraverso gli avvocati Joseph Donegani e Antonino Ficarra.
A questo punto, il giudice Alberto Leone scioglierà la sua riserva nell’udienza del prossimo 29 ottobre. Sia la pubblica accusa che le parti civili, in ogni caso, si sono fermamente opposte all’eventuale nuova perizia su luoghi che, stando alla loro linea argomentativa, sarebbero già stati profondamente modificati.

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