Operaio morì a Manfria nei cantieri per le rete idrica, condanne confermate in appello

 
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I lavori erano in corso a Manfria

Gela. L’operaio riesino Gaetano Accardi perse la vita per le gravi conseguenze di un incidente sul lavoro, verificatosi nei cantieri della rete idrica a Manfria. Venne colpito da un escavatore in manovra. Le ferite riportate lo portarono alla morte. Per quei fatti, i giudici della Corte d’appello di Caltanissetta hanno confermato due condanne. Sia Carmelo Vasta, della proprietà di “Divina acquedotti” (società che era impegnata nei lavori per conto di diversi residenti della zona di Manfria) sia Rosario Innaco, sono stati condannati a due anni e un mese di detenzione. In sostanza, i giudici nisseni hanno confermato la decisione di primo grado, rilasciata dal tribunale di Gela. Per Vasta, difeso dall’avvocato Vincenzo Vitello, è venuta meno solo una sanzione, che ha di fatto ridotto di un mese l’entità complessiva della condanna (che in primo grado era stata di due anni e due mesi). La conferma, invece, è stata ribadita per Innaco, che manovrava l’escavatore e avrebbe commesso l’errore fatale. L’operaio è difeso dai legali Marco Ministeri e Angelo Cafà, che nel ricorso hanno nuovamente messo in discussione il nesso tra l’attività dell’imputato e le conseguenze riportate da Accardi. Secondo gli investigatori, in quel cantiere non furono rispettate le necessarie misure di sicurezza e inoltre lo stesso Innaco non avrebbe avuto la necessaria formazione per manovrare l’escavatore, che poi si rivelò fatale. L’area di lavoro, sempre in base alle indagini condotte, non sarebbe stata correttamente delimitata.

La procura generale aveva già chiesto la conferma di entrambe le condanne per omicidio colposo. In  primo grado, erano stati riconosciuti ai familiari dell’operaio morto (costituiti parti civili con gli avvocati Maria Francesca Assennato e Carmelo Terranova), non solo il diritto al risarcimento dei danni ma anche provvisionali per un totale di circa 150 mila euro. Anche i legali dei familiari della vittima hanno concluso, chiedendo la conferma delle condanne.

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