Sversamento nella fabbrica Eni, “pompe fuori uso”: il pm conferma le accuse

 
0

Gela. Avrebbero saputo del rischio di sversamenti da una delle vasche per la raccolta di reflui e scarti della produzione di greggio sull’isola 24 della fabbrica Eni ma non avrebbero fatto nulla per evitare la fuoriuscita verificatasi nel novembre di tre anni fa.

A questa conclusione, durante la sua requisitoria finale, è arrivato il pubblico ministero Antonio D’Antona nel corso del processo che si celebra a carico dell’ex amministratore delegato di raffineria Bernardo Casa e dei due tecnici Salvatore Lo Sardo e Gaetano Lauria. Sono accusati di getto pericoloso di cose, danneggiamento e di non aver dato comunicazione tempestiva alle autorità competenti.
Al centro delle contestazioni, lo sversamento andato in scena nel novembre di tre anni fa nell’area dell’isola 24.
“Una delle pompe di drenaggio – ha detto il pm in aula – era in continua manutenzione perché, da circa tre anni, si manifestavano evidenti problemi di funzionamento”.
In base all’accusa, vennero sversate almeno ottocento tonnellate di reflui e scarti, tanto da interessare anche l’area esterna alle recinzioni dello stabilimento, sottoposta a vincoli Sic e Zps. Un intervento preventivo, finalizzato alla sostituzione di una delle pompe mal funzionati, secondo il magistrato, avrebbe consentito di evitare la fuoriuscita e la conseguente contaminazione del terreno. Ci sarebbe stato, quindi, un dolo eventuale. Intanto, i legali dell’ex ad Bernardo Casa e dello stesso Salvatore Lo Sardo, gli avvocati Piero Amara e Gualtiero Cataldo, hanno confermato la volontà dei loro assistiti di pagare l’oblazione dovuta davanti all’accusa di getto pericoloso di cose.
Il giudice Fabrizio Molinari ha accolto la richiesta. I due imputati dovranno versare 103 euro, oltre alle spese legali. Gaetano Lauria, invece, è difeso dall’avvocato Vincenzo Vitello. Nel procedimento, si sono costituiti parte civile sia il comune, rappresentato dall’avvocato Giovanna Zappulla, sia la provincia di Caltanissetta con il legale Giovanna Miceli.
Il pm D’Antona ha scelto di attendere il pagamento dell’oblazione da parte dei due imputati che hanno optato per questa soluzione prima di formulare le eventuali richieste di condanna. Il giudizio, così, è stato aggiornato al prossimo 20 marzo.   

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here