Un traffico di droga tra Calabria, Campania e Liguria, in carcere anche i Morso

 
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L'operazione condotta dai carabinieri di Rende

Cosenza. I canali della droga avrebbero consentito di strutturare una rotta piuttosto ben avviata, tra la provincia di Cosenza, Napoli e Genova. I carabinieri di Rende hanno eseguito dieci provvedimenti. La custodia cautelare in carcere è stata imposta, tra gli altri, a Vincenzo Morso, gelese che da anni vive a Genova e che gli inquirenti hanno sempre ritenuto referente di Cosa nostra nel capoluogo ligure. In carcere anche il figlio, Gabriele Morso. E’ stata disposta la detenzione per altri indagati, si tratta di Gianni Lauria, Gianluca Fantasia, Aniello Asile e Pasquale Spronello. Ai domiciliari, invece, Robertino Giordano, Vincenzo Acquesta e Paolo Cesario. L’obbligo di dimora è stato imposto ad un altro gelese, che rimane però a piede libero. I carabinieri, coordinati dai pm della procura di Cosenza, hanno ricostruito i presunti contatti tra calabresi, campani e i Morso, a Genova. Oltre al traffico di droga, gli investigatori hanno accertato episodi di estorsione, per il recupero di denaro legato sempre alla droga. L’attività ha portato ad un sequestro di hashish, per circa cinque chili. Morso, di recente, era stato coinvolto nell’indagine sull’omicidio del ventottenne Davide Di Maria, secondo gli investigatori maturato per il controllo delle piazze di spaccio genovesi. Era stato contestato il concorso, ma poi l’accusa più pesante è caduta. Per la morte di Di Maria è stato invece condannato l’altro figlio, Guido, a ventuno anni di detenzione. Per il sessantacinquenne Vincenzo Morso la condanna è diventata definitiva solo per le armi.

Ora, gli inquirenti calabresi ritengono che sia coinvolto in un traffico di droga, insieme all’altro figlio. Pare che la droga arrivasse nell’hinterland di Cosenza, per essere immessa nelle piazze di spaccio della zona. Secondo gli inquirenti, nelle comunicazioni telefoniche gli indagati usavano un linguaggio volutamente criptico, facendo riferimento ad auto o a bisarche in arrivo. Chi non pagava le forniture o le dosi acquistate, avrebbe rischiato ritorsioni e danneggiamenti. Nei prossimi giorni, gli indagati si presenteranno dal gip per i primi interrogatori.

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