False generalità alla figlia nata in città, accuse a cittadino serbo: arriva prescrizione

 
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Gela. La figlia nata in città venne registrata con false generalità. Il cittadino serbo Mija Zivkovic è finito a processo, davanti al collegio penale del tribunale, con l’accusa di alterazione di stato civile. In base alle indagini, avrebbe usato documenti di identità falsi. Di quanto accaduto e delle generalità fasulle poi attribuite alla neonata si accorse l’ex compagna dell’uomo, ritornata in Serbia per registrare la figlia. Dopo la segnalazione, partirono le indagini condotte dalla polizia giudiziaria. Al termine della requisitoria, il pm Eugenia Belmonte ha chiesto la condanna a quattro anno di reclusione, ritenendo del tutto provate le contestazioni. Quando attestò la nascita della figlia, l’imputato avrebbe usato il falso nome di Boban Vladenovic. Neanche l’allora compagna sarebbe stata al corrente di quanto stava accadendo. In collegamento dal carcere milanese “Opera”, l’imputato si è scusato, sostenendo di averlo fatto solo per impedire di essere allontanato dalla figlia, appena nata. La difesa, sostenuta dall’avvocato Francesco Cottone, dopo aver analizzato la vicenda, ha anzitutto chiesto al collegio penale del tribunale di riqualificare i fatti, nel reato di falsa attestazione.

Ha ribadito che Zivkovic avrebbe agito solo per tutelare la figlia, appena nata. Il collegio, alla fine, ha accertato la sussistenza della prescrizione, dato che l’ipotesi di accusa decorreva dalla data di nascita della figlia dell’imputato.

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