Lasciò città dopo minacce e incendi, molestie a minore fu calunnia: “Cinque a giudizio”

 
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Immagini di repertorio

Gela. Scelse di lasciare la città, perché sarebbe stato pesantemente minacciato e preso di mira da un intero nucleo familiare, di cinque persone. Un operaio, nell’arco di pochi giorni, subì l’incendio di un furgone e il danneggiamento, sempre con le fiamme, della propria abitazione. La procura ha concluso per il rinvio a giudizio dei cinque imputati, tutti componenti della stessa cerchia familiare. I legali che li assistono non hanno scelto riti alternativi e si sono opposti al giudizio, chiedendo il non luogo a procedere. In base alle loro conclusioni, non ci sarebbe mai stata un’effettiva identificazione. I coinvolti sono accusati non solo di minacce ma anche di calunnia. L’operaio sarebbe diventato il loro bersaglio, perché ritenuto responsabile di presunti approcci sessuali con una minorenne, a sua volta legata ai cinque da rapporti di parentela. Per i pm della procura, sarebbe partita una sorta di caccia all’uomo. Le accuse di presunte molesti sessuali non trovarono alcun fondamento e l’operaio venne completamente scagionato.

I cinque, però, non si sarebbero fermati, inducendolo a lasciare la città. Si è costituito parte civile, rappresentato dal legale Davide Limoncello. Gli imputati, invece, sono difesi dagli avvocati Francesco Enia, Maria Elena Ventura, Nicoletta Cauchi e Giovanni Bellino.

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