E’ il giorno di Gela-Macchitella, ma non chiamatelo “derby”

 
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Gela. Lo chiamano derby. Sulla carta lo è, non sicuramente per il blasone ed il prestigio. Sembrano lontani anni luce i derby con Acireale, Licata, Siracusa, Catania, Messina. Oggi il “derby” si chiama Gela calcio-Macchitella. E’ un campionato di Seconda categoria.

La sconfitta della città, degli amanti del calcio. Hanno provato a caricarlo di interesse. In realtà interessa soltanto a dirigenti e amici dei giocatori delle due squadre. Pensiamo che la stragrande maggioranza dei tifosi di calcio gelesi non conosca neanche un giocatore delle due formazioni. Forse Ciccio Semplice, uno che si è commosso rivedendo i colori biancazzurri ed ha deciso di immolarsi per amore di maglia. Si accontenta lo sparuto gruppo di ultrà della  Angelo Boscaglia, che torna proprio in curva dopo due anni. Chissà, magari rivedendo le maglie biancorosse degli aquilotti di Gaccione penseranno che in campo ci sia il Grosseto o la Cisco Roma, o magari più realisticamente il Vittoria. Nulla di tutto questo. E’ Seconda categoria. Svegliatevi.

Fa veramente specie leggere il comunicato stampa del Macchitella che invita alla non violenza, ad evitare “scontri e insulti”, di gare che “non devono essere spunto per l’esaltazione dei violenti”. Ma di quale tensione si parla? Per qual oscuro motivo dovrebbe esserci tensione o violenza? Sarebbe veramente da psichiatra assistere a violenza in una partita di Seconda categoria a Gela, dove non succede nulla da decenni. Non accadde nulla quando il Gela retrocesse sul campo in una finale play out con il Tivoli, tantomeno dopo la finale play off con il Pescina, o ancora nei derby, quelli veri, con gli acesi o i siracusani. C’erano migliaia di tifosi in tribuna, con centinaia di tifosi ospiti. Quindi vi chiediamo un piacere. Evitate di chiamarlo “derby sentito”. 

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