“Cis e più fondi per area di Gela”, sì risoluzione Senato: “Bonifiche e infrastrutture”

 
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Lorefice in commissione industria

Roma. L’accordo, anche politico, è stato trovato. La commissione industria del Senato ha approvato la risoluzione sull’area di crisi complessa locale, che ora impegnerà il governo nazionale. Ad oggi, la stessa area di crisi e l’accordo di programma sono stati praticamente nulli. Nessun investimento veramente concretizzato, procedure infinite e obiettivi che anche il sottosegretario Alessandra Todde ha definito “non cantierabili”. A sette anni dal protocollo di intensa che sancì la riconversione industriale della raffineria Eni, gli impegni assunti sono rimasti lettera morta. Nulla di nulla e non a caso l’indagine avviata dalla commissione industria ha fatto emergere enormi criticità, mai veramente sanate. Ora, c’è una prima conclusione. I senatori, come scrive nella risoluzione l’estensore grillino Cristiano Anastasi, indicano una sorta di “road map” al governo, da rispettare se si vorrà arrivare a qualche risultato. Né i vertici del governo né quelli di Invitalia sono mai riusciti a dare risposte vere. La commissione, tra gli impegni primari, prevede che sia il territorio locale ad ospitare il Centro nazionale di ricerca sull’idrogeno, chiudendo un cerchio aperto da Eni con la riconversione. Nel documento finale, si spinge sul fronte della portualità, nel tentativo di attrarre gruppi privati del settore; sulle infrastrutture viarie, con in testa la Gela-Siracusa e la Castelvetrano-Gela; infine, sugli interventi risolutivi per le dighe, mai veramente al servizio del territorio. L’accordo di programma, come era già emerso, va prorogato oltre la scadenza fissata del prossimo ottobre. La commissione ritorna sulla necessità di individuare ulteriori fondi, possibilmente nazionali e non europei, così da rimpinguare il “plafond” previsto per l’area di crisi che ha Gela come capofila, ma ricomprende oltre venti Comuni. I venticinque milioni di euro sono stati ritenuti insufficienti, fin dal primo momento.

Il senatore grillino Pietro Lorefice, che ha partecipato dall’inizio ai lavori sull’affare assegnato alla commissione, ha sempre sostenuto l’esigenza di rivedere in profondità il progetto di riconversione e riqualificazione industriale e la commissione ha concluso proprio su questa linea. Il Prri è da “rivisitare” e nell’accordo di programma va integrata la Zona economica speciale. I senatori, inoltre, richiedono di attivare il fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, che consentirebbe percorsi di formazione per i lavoratori esclusi dal ciclo produttivo, insieme ai piani previsti da Anpal per aree come Gela e Termini Imerese. Oltre a semplificare le procedure per gli investimenti, dalla commissione del Senato arriva l’indicazione, vincolante, di aggiornare il piano di risanamento ambientale del Sin, trovando risorse per dar seguito ai progetti previsti e alle attività di bonifica. Il passaggio finale è un ulteriore impegno che i senatori inoltrano al governo nazionale. Per l’area di Gela, infatti, ritengono indispensabile attivare uno strumento istituzionale come il Cis. Il Contratto istituzionale di sviluppo sembra un passaggio che mette d’accordo tutti. Dem e grillini locali avevano già avviato interlocuzioni con i loro riferimenti nazionali. Il sindaco Lucio Greco e il consulente Pietro Inferrera, sentiti dalla commissione industria, hanno rimarcato proprio questa intenzione, parlando di contatti avviati con il ministro per il Sud, Mara Carfagna. In attesa che qualcosa si sblocchi, c’è la risoluzione ufficiale, che potrebbe essere il viatico istituzionale per arrivare al nuovo bando per i progetti e le proposte di investimento, dopo il fallimento del primo e per ora unico tentativo, predisposto da Invitalia.

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