Giovane marocchino preso a pugni sul Lungomare, lettera sfogo di una lettrice

 
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(foto archivio)

Gela. “Un tempo temevo la cecità e la sordità di tanti uomini, adesso la loro ira”.  Parole che risuonano come macigni quelle diffuse da una lettrice che ha assistito alla vile aggressione di un giovane marocchino al Lungomare.

Ecco qui di seguito la lettera – sfogo della giovane ragazza: “Come le scorse domeniche sere, anche ieri mi ritrovavo a passeggiare avanti e indietro per il lungomare della nostra città gustando un buon gelato. Attorno a me famiglie e gruppi di amici intenti a trascorrere qualche ora senza pensieri in vista del lunedì frenetico e lavorativo…per chi un lavoro ancora ce l’ha. D’improvviso il caos. Davanti a me, a pochi metri di distanza, una decina di persone ha iniziato a dimenarsi bruscamente cercando, a stento, di far calmare un ragazzo che urlava nervoso e diceva “Bastardo! Bastardo!”. L’ennesima lite, ho pensato, ma non era proprio così. Si trattava di un giovane marocchino, forse ventottenne o giù di lì, colpevole di essere povero e mendicante. Aveva chiesto un euro. Un misero euro per un panino e in cambio dal passante di turno ha ricevuto un pugno in faccia. Per un soldo ha dovuto ingoiare sangue e lacrime, saziando così il proprio stomaco di rabbia e ingiustizia. È scoppiato a piangere e con la maglietta strappata si è asciugato gli occhi. La gente che come me si trovava lì ha mostrato subito solidarietà nei confronti di quel povero ragazzo, criticando duramente il gesto meschino e vergognoso di quel “gran bel signore” dalle tasche piene di razzismo e bestialità. Continuando a urlare, il marocchino è andato via correndo, deriso da insensibili e stupidi che, forse, hanno trovato qualcosa di divertente in lui, ancora sporco di sangue e in lacrime. Solo un’esclamazione per descrivere tutto: che schifo! Non c’è alcuna vergogna nel non possedere un soldo per mangiare o nell’indossare una maglietta sporca e strappata. La vera povertà è quella dell’anima, quella di chi si crede “nobile e dignitoso”, di chi dialoga con la violenza e non prova pena per chi è più sfortunato. Questa è la vera povertà, la più dannata delle povertà, quella a cui non puoi fare l’elemosina. Già, perché per comprare un panino basta un misero euro o poco più, per un briciolo di umanità, rispetto e sensibilità non c’è prezzo che tenga. Vergogna!”

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