Il centro commerciale da 85 milioni di euro e 550 posti di lavoro rischia di svanire

 
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Gela. Cosa si nasconde dietro la mancata approvazione del progetto di un centro commerciale in contrada Femminamorta?

Se lo chiede innanzitutto Luigi Genovese, legale rappresentante della Gela Invest, la società che ha presentato già nel dicembre 2011 il progetto che prevede la realizzazione di un grande Centro Commerciale, da costruire sul versante ovest della città di Gela, in aderenza alla SS 115 in direzione Licata. In piano urbano commerciale non è stato approvato in consiglio comunale e di conseguenza anche il progetto della Gela Invest è rimasto nei cassetti malgrado siano stati fatti tutti gli adempimenti preliminari burocratici. In gioco c’è un investimento con capitali privati di 85 milioni di euro e la possibilità di 550 posti di lavoro tra diretto e indotto. Non poca cosa per una città che ha un tasso di disoccupazione altissima.

“La nostra iniziativa – dice Genovese – oramai è evidente, sembra essere osteggiata dalla locale classe politica (o almeno un parte di essa), come se non servisse a portare sviluppo ed occupazione ad un territorio già martoriato e vessato dalla crisi economico – finanziaria generale”.

“Tutti gli iter amministrativi sono stati avviati già da giugno 2011 – ricorda l’amministratore – e ad oggi risultano inspiegabilmente impantanati nei meandri della macchina amministrativa, Suap, commissioni consiliari, audizioni di associazioni varie, ed altro. La città deve sapere cosa sta accadendo”.

Nel dicembre del 2011 la Gelainvest ha presentato il progetto in tutte le sue articolazioni, dalla società di gestione e commercializzazione Sonae Sierra, alla società di ingegneria Lombardini22 che ha curato la stesura del progetto, alla Merchant Bank che garantirà la finanziabilità dell’opera, ai marchi ed operatori di settori, interessati all’area oltre ad illustrare le inevitabili positive ricadute occupazionali.

Il progetto ancora oggi è visibile sul sito www.gelainvestsrl.it. “Ma pare che tutto questo alla politica locale o almeno ad una parte di essa interessi davvero poco – dice amareggiato Genovese – La cosa davvero “strana” è che lo stesso silenzio o apparente indifferenza per fortuna non si è registrata in altre iniziative analoghe alla nostra. La stessa politica o parte di essa, infatti, per fortuna è stata molto più solerte (evidentemente ne avrà avuto motivi) ad accelerare e concludere altri iter amministrativi (che sino a qualche mese addietro stazionavano anch’essi negli stanzoni della grande casa comunale) finalizzati alla realizzazione di altri progetti. Oggi siamo stanchi di non avere risposte ma adesso, positive o negative le pretendiamo”.

“Le pretendono anche i 500 cittadini – conclude – in attesa di occupazione che potrebbero, in caso di positivo esito essere occupati nel diretto e nell’indotto, ma anche gli altri 250 che potrebbero essere occupati durante la costruzione dell’opera. Le pretendono, altresì, le decine e decine di brand interessati al sito ed a quell’area”. Senza risposte addio al progetto.

 

di cui a titolo esemplificativo alcuni brand: BRICO CENTER, TAKKO FASHION, ROADHOUSE, EURONICS, SICILCONAD, HOLD WILD WEST, DOUGLAS, UCI CINEMAS, H&M, CISALFA, SORBINO, TOKUNO SHIMA, EDDY COT, BETTY FLOWERS, EMPORIO 88, PRIMIGI, KRUDER, WJ – CON, OLIVIERO, IKO CASA, TIMBERLAND, XAGON, FUSARO, BONAVITA, GERRY WEBER, DIAMOND, OPTIVISION, GOLDEN POINT, BIAGETTI, ALCOTT, SETTECAMICIE, TIM – TELECOM, TOMMY HILFIGHER, YOGURTLANDIA, THUN, NON SOLO SPORT, TRE, ANTONY MORATO, PET SHOP, NONNA PAPERA, BORSISSIME, SCORPION BAY, STROILI ORO, L’ISOLA VERDE, OPENGAMES ecc.

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