Il cotone è l’oro bianco, coltivazione ancora bloccata dalla Regione

 
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Gela. Lo avevano ribattezzato l’oro bianco. A distanza di tre anni, il campo sperimentale-dimostrativo di coltivazione del cotone in contrada Rinazzi si è concluso con un raccolto record.

Sono stati raccolti oltre 50 quintali per ettaro, un risultato giudicato positivo dall’università del Mediterraneo di Reggio Calabria che ha coordinato il progetto triennale in collaborazione dell’ente sviluppo agricolo e di ricercatori e tecnici dell’ateneo di Catania.

L’intero raccolto finire al macero e la produzione sarà sospesa in attesa che il governo regionale provvederà a registrare questo tipo di coltivazione nel piano colturale nazionale.

“Si rischia di perdere una grande opportunità di sviluppo – accusa Francesco Vacirca, agronomo, imprenditore e dirigente del sindacato Upa – perché a Gela ci sono già numerosi investitori pronti a scommettere su una produzione doc del cotone e sulla sua trasformazione in filato pregiato, senza pretendere contributi pubblici né aiuti protezionistici”.

Per la città del Golfo l’avvio della coltivazione del cotone segnerebbe un ritorno al passato. Intanto campioni di prodotto sono stati inviati in Spagna per determinare la qualità della fibra, già definita ottima dai periti, mentre i semi saranno analizzati in Italia per stabilirne il contenuto in olio e proteine.

“Questo terzo anno di sperimentazione è stato finanziato interamente da una società svizzera – ha ammesso Carmelo Santonocito, docente dell’università di Reggio Calabria e coordinatore della ricerca – la quale sarebbe disposta a investire ingenti somme nel territorio di Gela”, risultato il sito migliore per la produzione di cotone, sia per la natura del suo terreno che per le condizioni ambientali.

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