Imposero il pizzo per dieci anni, dieci condanne in corte d’Appello

 
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Caltanissetta. Pene per complessivi 48 anni di reclusione sono stati inflitti dalla Corte d’appello di Caltanissetta a 10 degli 11 imputati del processo, denominato «Cuba Libre», contro il racket di Gela.

Sono Giuseppe Ascia, Gaetano Azzolina, Emanuele Bassora, Salvatore Burgio, Nunzio Mirko Licata, Carmelo Nicastro, Salvatore Terlati e i collaboratori di giustizia Carmelo Massimo Billizzi, Gianluca Gammino e Fortunato Ferracane, tutti di Gela, affiliati ai clan Emmanuello e Rinzivillo di «Cosa Nostra» e alla «Stidda» Un solo assolto: Roberto Di Stefano, anche lui gelese. In primo grado, il tribunale di Gela li aveva condannati a complessivi 66 anni.

Per un decennio, dal 1996 al 2006, gli imputati avevano imposto il pizzo nelle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto, ai proprietari di due bar del centro storico, presso i quali i «picciotti» di entrambe le consorterie, spavaldi, si recavano anche per mangiare e bere gratis, ostentando la loro appartenenza alle rispettive famiglie mafiose.

La Dda di Caltanissetta ne dispose l’arresto nel corso di un’operazione antimafia eseguita, nel febbraio del 2008, dagli agenti della squadra mobile nissena e del commissariato di Gela.

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