In servizio per dieci anni in città, “la bronchite cronica di quel poliziotto causata dal polo industriale”: no del Tar

 
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Gela. Per dieci anni è stato in servizio al commissariato di polizia di via Zucchetto e secondo i suoi legali la bronchite cronica che lo ha colpito

sarebbe stata causata dall’esposizione alle emissioni della zona industriale.

“L’area di Gela altamente inquinata”. I giudici del tribunale amministrativo di Lecce, però, hanno detto no alle richieste dell’agente di polizia al centro del caso. Si tratta di un poliziotto pugliese che dal 2003 al 2013 ha prestato servizio in città. I suoi legali si sono rivolti al tar dopo che il comitato di verifica delle cause di servizio gli ha negato il riconoscimento dell’infermità legata proprio alla bronchite cronica. Secondo il poliziotto, invece, la patologia polmonare sarebbe progredita a seguito dei “servizi di piantonamento di obiettivi sensibili della zona industriale della città di Gela, tra i quali rientra il polo industriale”. Non a caso, i legali hanno prodotto una serie di atti ufficiali con i quali si riconosce l’area di Gela come “altamente inquinata”. Nel 2007, la commissione medica ospedaliera di Palermo confermò la diagnosi di bronchite cronica ma, un anno dopo, il comitato di verifica per le cause di servizio escluse il collegamento tra la patologia e il servizio prestato in città. In sostanza, non ci sarebbero stati elementi tali per far dipendere la bronchite cronica dai servizi effettuati dall’agente anche nei pressi del polo industriale.

“Manca la prova di un collegamento”. “Il comitato – scrivono i giudici del tar di Lecce – ha negato la sussistenza di un sicuro collegamento causale tra i fatti di servizio allegati dal ricorrente e la bronchite cronica mettendo in risalto che “la predetta infermità non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio, in quanto trattasi di affezione infiammatoria cronica dei bronchi, la cui patogenesi è da attribuire al persistere di fattori flogistici da cause di diverse…”. Inoltre, i magistrati amministrativi pugliesi sottolineano nella sentenza che “l’attività di servizio prestata dal ricorrente in prossimità di obiettivi sensibili ubicati in zona ad alto inquinamento atmosferico è stata svolta a bordo di autoveicoli di istituto, il che consente di escludere, almeno sul piano logico, che il ricorrente abbia inalato dosi massicce di polveri inquinanti”. Inoltre, secondo gli stessi giudici, la valutazione che ha condotto ad escludere il collegamento tra i servizi svolti dall’agente e la patologia sarebbe stata il risultato di un accertamento completo effettuato su tutti gli atti messi a disposizione dagli uffici della questura di Caltanissetta.

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