“Indagine riservata senza informare comandante”, a processo vicecomandante municipale

 
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Gela. Avrebbe autorizzato l’avvio di un’indagine, rimasta riservata, su presunti casi di assenteismo addebitati ad un funzionario della polizia municipale, distaccato alla sezione di polizia giudiziaria della procura. Il vicecomandante Carmelo Marchese, però, non avrebbe mai riferito al comandante, Giuseppe Montana, e si sarebbe rifiutato di trasmettere gli atti, spiegando che erano coperti da segreto istruttorio. Marchese è accusato di abuso d’ufficio e si trova a processo, davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Eva Nicastro e Veronica Vaccaro). Il dibattimento è stato aperto e l’istruttoria è partita, con i primi testimoni in aula. Un dirigente del commissariato di polizia, allora incaricato di seguire la vicenda, ha raccontato i primi passi dell’indagine avviata nei confronti di Marchese. Vennero sentiti anche quattro agenti della municipale, che il vicecomandante impiegò per appostamenti, sempre in relazione ai presunti casi di assenteismo. Emerse, almeno in base a quanto ricostruito dagli investigatori, che Marchese autorizzò l’avvio dell’indagine, pur non avendo deleghe di polizia giudiziaria. Gli agenti dovevano riferire solo a lui. Dei casi di assenteismo addebitati al funzionario della municipale, che Marchese decise di monitorare, fu informato l’allora sindaco Domenico Messinese, “con un plico riservato”, ha spiegato il poliziotto sentito. Pare che venisse ipotizzata anche una “culpa in vigilando” per il comandante. Le verifiche disposte dal vicecomandante furono comunicate all’allora segretario generale del Comune, Salvatore Pignatello. Ha testimoniato, raccontando di aver ricevuto la richiesta, formalizzata da Marchese, di assumere funzioni di ausiliario di polizia giudiziaria, così da estrarre i dati sulle presenze. L’ex segretario generale sollevò dubbi e non accettò, decidendo di dare comunicazione alla procura. Una vicenda piuttosto complessa, che finì sotto verifica. In base alle testimonianze rese in aula, è stato confermato che oltre al caso di presunto assenteismo del funzionario della municipale, attività dello stesso tipo vennero condotte su un altro agente, in servizio al comando di via Ossidiana. A Palazzo di Città, il caso dell’indagine interna alla municipale fece scattare approfondimenti dell’ufficio procedimenti disciplinari, come ha spiegato ai giudici il dirigente Simonetta Guzzardi.

I testimoni hanno risposto alle domande del pm Ubaldo Leo e del difensore di Marchese, l’avvocato Gaetano Purpura. Per la difesa del vicecomandante, il suo operato non avrebbe mai trasgredito le regole interne e quelle del corpo. Altri testimoni verranno sentiti il prossimo novembre.

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