Anno giudiziario, il presidente della Corte d’appello: “Barberi aveva scelto Pellegrino”

 
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L'incendio di un'auto finito nell'inchiesta "Praesidium"

Gela. Ancora alta la percentuale di minori gelesi che finiscono al centro di procedimenti penali, soprattutto per reati come lo spaccio di droga, i danneggiamenti e, più in generale, per ipotesi di reato contro il patrimonio. E’ uno degli spaccati emersi durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto di Corte d’Appello di Caltanissetta. I dati sono contenuti nella relazione letta dal presidente della Corte d’appello nissena Maria Grazia Vagliasindi. “Allarmante l’incremento delle iscrizioni per il reato di pedopornografia minorile per il quale è stato rilevato un aumento del duecento per cento – ha spiegato il magistrato – numerose anche le segnalazioni relative ad ipotesi di tentato suicidio o di istigazione al suicidio, ricondotte più o meno direttamente al perverso gioco che ha trovato temibile diffusione sulla rete internet, tristemente noto come “Blue Whale”.

Gli equilibri mafiosi. In città, inoltre, continuerebbero ad agire le consorterie mafiose, seppur indebolite rispetto al passato. Cosa nostra e stidda si spartirebbero il territorio con gli affiliati al gruppo Alferi. A tentare di riorganizzare la struttura di cosa nostra locale, da quanto riportato nella relazione, sarebbe stato Alessandro Barberi, poi arrestato al termine dell’inchiesta “Fenice” e condannato in via definitiva. “Alessandro Barberi, consuocero del capomafia Giuseppe Madonia, riottenuta la libertà dopo una detenzione ventennale – ha detto il presidente – ha ricomposto le fila della famiglia nissena, nominando sul campo, quale suo diretto referente, Gianluca Pellegrino, giovane rampante”.

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