Porto isola ai minimi, per evitare i licenziamenti all’Archimede scatta la cassa integrazione

 
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Gli operatori di Archimede durante una protesta

Gela. Con una mole di lavoro ridotta ai minimi termini, scatta la cassa integrazione all’Archimede, l’azienda siracusana che da anni ormai gestisce il servizio di guardiafuochi al porto isola Eni. Senza prospettive immediate di aumento del numero di navi in arrivo nel sito, i responsabili della società e i sindacati hanno firmato un’intesa che consente di attingere ai fondi per gli ammortizzatori sociali previsti per l’area di crisi complessa. Dopo contratti di solidarietà protratti per circa sei anni, c’è stata la decisione di passare alla cassa integrazione che va a coprire i periodi di fermo dei lavoratori del gruppo. La cassa integrazione è entrata a regime ad inizio mese e servirà a garantire i dipendenti che devono comunque fare i conti con la riduzione delle attività nel sito.

L’avvio della fase di riconversione green della fabbrica Eni ha inevitabilmente inciso sul calo. Come ricordato ieri dal segretario provinciale della Filt Cgil Orazio Gauci, che ha seguito la vicenda, c’è stata una riduzione netta. In pochi anni, da circa trenta navi in arrivo al mese si è passati ad una media di quattro. Numeri che avrebbero potuto indurre i responsabili aziendali a muovere il passo dei licenziamenti. Un rischio, per ora, scongiurato proprio dalla cassa integrazione.

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