“Nessuno scarico illecito in mare”, assolto responsabile Eni

 
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Gela. Non avrebbe ordinato lo scarico, in pieno mare, di acque contaminate fuoriuscite dopo la rottura di un sistema di passaggio fondamentale per la fabbrica Eni come la trave tubo.

Così, il giudice Manuela Matta ha assolto l’ingegnere Rosario Orlando perché il fatto non sussiste. Il responsabile del gruppo Eni finito sul banco degli imputati è stato difeso dall’avvocato Gualtiero Cataldo.
All’ingegnere, già coordinatore della gestione di tutti gli impianti ambientali presenti nello stabilimento di contrada Piana del Signore: si imputava, appunto, la scelta di aver fatto bonificare l’area delle perdite attraverso l’uso di pompe, per poi scaricare in mare i fluidi assorbiti.
Stando all’accusa, la zona delle fuoriuscite, praticamente a ridosso del pontile principale, sarebbe stata contaminata dalla presenza di metalli pesanti.
In questo modo, come ribadito in aula dal pubblico ministero Sonia Tramontano, le sostanza tossiche sarebbero finite in mare. Il pm ha chiesto la condanna ad otto mesi d’arresto. Tesi diversa, quella sostenuta dal legale del responsabile Eni.
“Cadmio, rame e zinco – ha detto l’avvocato Cataldo – erano già presenti nelle acque del mare, come ribadito dagli studi elaborati da importanti centri di ricerca come Ispra e Icram”.
In base alle accuse mosse dalla procura, circa quattrocento metri cubi all’ora di fluidi tossici si sarebbero propagati nella zona del pontile principale. Il legale del funzionario Eni, inoltre, ha escluso che i fluidi sotto accusa potessero essere qualificati come reflui industriali.
“Quella sversatasi – ha precisato l’avvocato – era solo acqua che doveva ancora raggiungere gli impianti. Di conseguenza, non era stata utilizzata per il processo di produzione. Se il mio assistito avesse ordinato di far passare i fluidi dal depuratore sarebbe andato incontro al sicuro blocco di tutto l’impianto. Per questa ragione, è stata scelta la soluzione della fogna bianca e, successivamente, degli scarichi, regolarmente autorizzati, in mare”.
La rottura della trave tubo si verificò nel giugno di cinque anni fa: l’ingegnere Orlando, in quel periodo, era coordinatore dell’intera struttura organizzativa integrata 5, come confermato anche dall’ex responsabile delle risorse umane della fabbrica Andrea Luppi, sentito in qualità di testimone.

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