Rsa, “ci fu corruzione”: chieste condanne per vertici della struttura e dirigenti Asp

 
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Gela. Per la procura, come confermato al termine di una lunga requisitoria dal pm Luigi Lo Valvo, l’intero apparato accusatorio è stato confermato nel corso della complessa istruttoria, scaturita da un’inchiesta che coinvolse i vertici della società proprietaria della Rsa Caposoprano, dirigenti Asp, comunali e della Regione. La prescrizione ha già coperto gran parte dei capi alla base delle contestazioni. Solo quello di corruzione è ancora in essere. Il pm ha chiesto così condanne a tre anni e sei mesi per l’ingegnere Renato Mauro (ai vertici della compagine societaria e già dirigente e direttore generale del municipio) e per l’ex consigliere comunale e dirigente FdI Sandra Bennici (a sua volta nella struttura gestionale della Rsa). Tre anni per la dirigente Asp Luigia Drogo e infine due anni e otto mesi per l’altro responsabile Asp Calogero Buttiglieri e per l’ex presidente del consiglio comunale e dirigente del Pd Giuseppe Fava (indicato dal pm come allora componente del cda della Sst che porta avanti la residenza sanitaria assistita). Per tutti, è stato avanzato il riconoscimento delle attenuanti generiche. Rispetto a Buttiglieri e Fava, il pm ha parlato di “un minor protagonismo”. Nel corso della requisitoria, il magistrato ha ribadito che è stata raggiunta la prova pure per ipotesi gravi come l’abuso d’ufficio, la truffa e il tentativo di concussione. Fatti però coperti dalla prescrizione maturata: ha concluso per il “non luogo a procedere”. “Vennero abbattute tutte le barriere tra controllori e controllati”, ha aggiunto il pm. Da quanto emerso, secondo la procura, pur di arrivare all’accreditamento regionale della Rsa, ci sarebbero state “gravi violazioni” della normativa urbanistica, nelle procedure di sanatoria dell’ex albergo Caposoprano, poi convertito in Rsa (si innesto’ una seconda inchiesta giunta a giudizio). Ha riferito inoltre che sarebbe stato Mauro a sfruttare il doppio ruolo di dirigente comunale e di parte in causa nella società per sbloccare le autorizzazioni, anche con presunte pressioni su altri dirigenti dell’ente.

Dai banchi della procura, è stata data lettura del contenuto di alcune intercettazioni telefoniche che proverebbero i contatti tra i riferimenti della Rsa e i dirigenti Asp Drogo e Buttiglieri. “Ci fu addirittura un pranzo con la dottoressa Drogo – ha continuato il pm – e perlomeno la promessa di assunzione del figlio o comunque di garantirgli l’inserimento in un corso di formazione”. La difesa ha prodotto un contratto di acquisto di una casa a Milano e un contratto di lavoro, per escludere che il figlio avesse necessità di un’assunzione di favore. Il pm ha inoltre ricordato il regalo fatto a Buttiglieri: una cesta “dal valore commerciale di circa 250 euro”. Ha riferito ancora di “altre regalie a Drogo”. Elementi che per la procura chiuderebbero il cerchio. Le difese, già in fase di indagine, esclusero irregolarità. A processo, per fatti comunque ormai prescritti, sono inoltre Salvatore Lombardo, Davide Giordano, Raffaella Galanti, Donato Fidone, Isidoro Bracchitta e Gaetano La Bella. Il non doversi procedere era stato già accertato per altri due coinvolti, Sebastiano Macchiarella e Michele Burgio del comando provinciale dei vigili del fuoco. Sono usciti dal giudizio. Le parti civili, Comune e Asp, con i legali Gabriella Ganci e Giacomo Butera, hanno a loro volta chiesto condanne e il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni e ad una provvisionale. In aula, per gli interventi delle difese, si tornerà ad aprile. Tra i legali, ci sono gli avvocati Giacomo Ventura, Antonio Gagliano, Maurizio Cannizzo, Joseph Donegani, Emanuele Maganuco, Rocco La Placa, Rosario Giordano, Michele Aliotta, Davide Anzalone, Rocco Guarnaccia, Alfredo D’Aparo e Giuseppe Cammalleri.

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