Sequestro da quindici milioni di euro a Marchese, l’ombra della mafia: pm pronti a richieste

 
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Gli affari di Marchese e degli altri gelesi si concentravano anche nel nord Italia

Gela. Il sequestro di beni, stimati in circa quindici milioni di euro, risale ad un anno fa. Da allora, l’imprenditore trentatreenne Rosario Marchese è finito al centro di un’altra vasta operazione, messa a segno contro presunti esponenti della stidda. E’ ritenuto dagli investigatori mente di un sistema di frodi e compensazioni illecite, che sarebbe servito a finanziare il clan, così come indicato nelle inchieste “Stella cadente” e “Leonessa”. A fine aprile, i pm esporranno le loro conclusioni rispetto alla misura del sequestro che bloccò beni e attività imprenditoriali, dislocate in prevalenza nel nord Italia. Marchese da qualche tempo si era spostato in quella zona della penisola, avviando diverse società, anche nel settore delle auto di lusso. La difesa ha prodotto una relazione tecnica ai giudici del tribunale delle misure di prevenzione di Caltanissetta che giustificherebbe la disponibilità dei beni e delle relative somme. Per gli investigatori che imposero i sigilli, mettendo a segno il sequestro, Marchese avrebbe agito favorito dalla vicinanza alla famiglia di mafia dei Rinzivillo.

Un quadro che i pm tracceranno con le loro conclusioni. Nel procedimento scaturito dal sequestro, terza intervenuta è la moglie, rappresentata dagli avvocati Ivan Bellanti e Giovanna Zappulla. Il trentatreenne è invece difeso dal legale Fausto Pelizzari.

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