Sfiducia che abbaia…non morde!

 
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Quale merito avrei se per dire che stiamo parlando di nulla, perché

del nulla avete discettato, facessi un premessa roboante e complessa? Nessuno.

La fuffa è fuffa e non è che per tutto si deve scomodare la sintassi perfetta e originale! Sicuramente, in questo caso, no.

Quindi, premessa. L’argomento in questione, non è un argomento. Non lo era già all’inizio, quando, uno ad uno, vi intestavate la causa e la paternità della sfiducia al sindaco. Non lo è adesso che è andata com’è andata. Senza giri di parole, nell’esatto modo in cui ci aspettavamo. Almeno io, sì!

E questo, è un fatto incontrovertibile.

Vediamo di fare il punto, tenendo a mente, però, che stiamo parlando di niente così come di niente hanno parlato loro. Per mesi.

Come si declina la fuffa e come si declina il niente? Andando dritto al punto senza condirlo, senza ingentilirlo, spogliandolo di forme più o meno linguisticamente graziose.

Succede che per mesi, l’argomento fuffa della sfiducia diventa l’unico terreno di confronto/scontro politico. L’unica prova quasi per dimostrare, ai più, fuori dal palazzo fintamente reale del Comune, che chi quel palazzo lo abita momentaneamente e si fa chiamare consigliere (alcuni di questi, bisogna dirlo, essendo tali solo grazie alla Dea Bendata e al gratta e vinci della “famiglia numerosa”) non solo la sfiducia la voleva sul serio, come desiderano tutti il bene della città (e bla bla bla, sbadigli, sonno, buonanotte) ma, addirittura – udite udite – l’avrebbe pure discussa che, tradotto, voleva dire “ci prendiamo le responsabilità dei nostri desideri”.

Perchè, la fuffa-sfiducia, romantici come sono i consiglieri, l’avevano addirittura trasformata in desiderio. Roba che la canzoncina tenera “i sogni son desideri” era stata declassata a filastrocca desueta e dimenticata, trasformata, per l’occasione, in una specie di messaggio pubblicitario che faceva il verso alla pubblicità di una banca solo che, nel caso di specie era “non vendo sogni ma solida sfiducia”.

Tutta fuffa, ma questo lo sapevamo già.

Il tutto, riassunto con “c’ho ripensato” o ancora “solo i cretini non cambiano idea”. E pure questa è fuffa.

L’aspetto sociologicamente strabiliante è che, però, alla fine, tutto è rimasto somigliante a sé stesso. NIENTE. Non perché, banalmente, non se n’è fatto nulla, ma perché non era un argomento neanche allora, ai suoi esordi, per quanto, ovviamente, ognuno di voi si affaticava a farcelo credere. E il niente o la fuffa, non è che puoi declinarli con altro. È niente e basta. Fuffa. Se vi piace di più, è il criceto condannato a girare senza sosta dentro la gabbietta che gira…gira…gira…e torna sempre al punto di partenza.

Un po’ come voi, suvvia, che vi affaticate sempre (per finta eh!) e siete sempre al punto di partenza.

Direte che non è colpa vostra, che solo uno di voi ci ha ripensato. Anche questo è un aspetto divertente se lo si guarda dalla prospettiva giusta .

Dite la verità, lo avete tirato tutti un sospiro di sollievo al suon di “ritiro la firma miei prodi!”. Aspettavate soltanto che qualcuno ci ripensasse e, ditelo, ognuno di voi sperava di non doverlo fare per primo.

La notizia non è la questione fuffa-sfiducia, è che potete riprendere a respirare e a girare su voi stessi. Come i criceti? Fate voi.

 

Ps. Sia chiaro, eh! Voi ci avete ripensato ma noi, però , sapevamo fin dall’inizio che fosse fuffa.

 

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