Soldi per lavori inesistenti, l’ex titolare di un patronato vuole patteggiare

 
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Gela. Almeno una decina di ex clienti l’accusano: stando alle loro denunce, infatti, Patrizia Anfuso li avrebbe truffati. Per la donna si è aperto il processo davanti al giudice Chiara Raffiotta.

L’imputata fu arrestata dai carabinieri del reparto territoriale nel settembre di due anni fa. Gli inquirenti ricostruirono una serie di presunti raggiri, soldi in cambio di possibili assunzioni in società private o enti pubblici.
In base alle accuse, sarebbe stato solo uno stratagemma per avere il denaro da alcuni utenti del patronato da lei gestito che aspiravano ad un posto di lavoro. Adesso, però, il suo legale di fiducia, l’avvocato Salvo Macrì, ha scelto di patteggiare l’eventuale condanna. Lo ha fatto inoltrando la richiesta sia al giudice Chiara Raffiotta sia al pubblico ministero che ha seguito l’intero caso.
Spetterà proprio al pm dare l’eventuale assenso. Intanto, il giudice ha scelto di aggiornare il dibattimento all’udienza del prossimo 24 giugno. In quell’occasione, potrebbe essere emessa la sentenza.
La stessa Anfuso, nel novembre di un anno fa, venne condannata in primo grado ad otto mesi di reclusione per una presunta truffa ai danni di una conoscente alla quale avrebbe fatto credere di poter disporre di un alloggio dell’Istituto autonomo case popolari da metterle a disposizione dietro un pagamento in denaro.

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