Sosta a pagamento ancora ferma, “operatori Ghelas vanno formati”: servizio bloccato da oltre un anno

 
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Gela. Il servizio è fermo da oltre un anno e il commissario Rosario Arena ha deciso di affidarlo alla Ghelas, senza andare incontro a nuove assegnazioni ai privati. Per la riattivazione delle strisce blu in città, però, ci sarà ancora da attendere. “Gli operatori della Ghelas vanno formati”, dice Arena. Da mesi, va avanti la protesta di una decina di lavoratori, quelli che si sono sempre occupati del servizio. Con l’affidamento alla Ghelas sono stati praticamente messi alla porta. Non ci sarebbero spazi finanziari per assorbirli. “Non è un mio capriccio, come qualcuno vorrebbe far credere – continua il commissario – utilizzare lavoratori che già conoscono il servizio e le modalità di intervento sarebbe molto utile. Purtroppo, non abbiamo risorse finanziare adeguate”.

I quattro candidati a sindaco, dopo un incontro con i sindacalisti della Filcams Cgil e con i lavoratori esclusi, hanno pubblicamente chiesto di bloccare l’affidamento alla Ghelas, almeno fino all’insediamento della nuova amministrazione comunale. Una cosa è certa, senza strisce blu le casse dell’ente continuano a perdere entrate sicure.

1 commento

  1. Il commissario Arena prende ancora una volta in giro i lavoratori delle strisce blu da tre mesi in protesta davanti il palazzo municipale. Lo hanno capito anche le pietre che quest’operazione di affidare il servizio alla Ghelas è frutto di un subdolo e miserabile calcolo poco trasparente e comunque a perdere per l’ente pubblico.
    Il commissario Arena qualche giorno fa ha destinato 100.000 euro al servizio sulla mensa scolastica attingendo ai fondi di riserva del sindaco. Perché non fa allo stesso modo con i lavoratori delle strisce blu. È una ingiustificabile e meschina discriminazione che rende ancora più frustrante la legittima attesa di lavoro degli ex lavoratori delle strisce blu.
    Commissario per queste nefandezze per atti amministrativi straordinari di cui non avevi prerogative meriti di andare a casa prima del 28 aprile. È una vergogna storica.

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