Tentato omicidio Borgo Manfria, mercoledì gli interrogatori: altri indagati per ulteriori fatti

 
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Gela. Sono fissati per mercoledì gli interrogatori degli indagati nella vicenda del tentato omicidio di Carmelo Palmieri. Saranno sentiti i coinvolti sottoposti a misura. In totale, sono nove gli indagati. In carcere, Orazio Pisano e Giuseppe Pisano, padre e figlio. Sono ritenuti mandante ed esecutore materiale dell’azione messa a segno due anni fa a Borgo Manfria, quando Palmieri venne raggiunto da colpi di arma da fuoco e fu trasferito d’urgenza all’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta. Alla guida della vettura che avrebbe speronato quella di Palmieri, secondo gli inquirenti c’era Giuseppe Vaccaro, che insieme a Giuseppe Pisano avrebbe detenuto anche armi e munizioni. La Fiat Grande Punto usata per il tentato omicidio venne poi data alle fiamme. Per Vaccaro però non sono state emesse misure. Ai domiciliari è invece Gerlando Salamone, ritenuto responsabile, a sua volta, di aver avuto armi a sua disposizione. Oltre a Vaccaro, sono indagati ma senza misure restrittive e non per la contestazione del tentato omicidio, Emanuele Pisano (fratello di Orazio Pisano), Pericle Ignazio Pisano e Nunzio Cavallo. Sono sottoposti all’obbligo di firma e di dimora, infine, Fabio Russello e Vincenzo Alberto Alabiso, ritenuti colpevoli di furti, compreso quello della vettura che sarebbe poi stata usata per agire a Borgo Manfria. Secondo i carabinieri e i pm della procura, gli spari e il ferimento di Palmieri, a sua volta con diversi precedenti penali alle spalle (fu assolto nel procedimento per l’omicidio di Crocifisso Sartania), sarebbero da ricondurre alla volontà dei Pisano di imporre la propria “legge” in quelle zone. Stando alla ricostruzione investigativa e a quanto ammesso da Palmieri, i Pisano gli avrebbero imposto il pagamento di somme di denaro per l’attività con la paglia e non solo. Chi si muoveva in quelle zone pare dovesse passare proprio dai Pisano. Importanti furono le intercettazioni che i carabinieri effettuarono al “Sant’Elia” dove era stato ricoverato Palmieri, che nel corso di colloqui anche con il fratello delineò lo scenario nel quale sarebbe poi maturata l’azione di Giuseppe Pisano, con il benestare del padre Orazio.

Nel corso delle attività investigative, gli inquirenti hanno ricostruito le cause del rogo dell’attività commerciale di Emanuele Pisano (avvenuto l’anno successivo agli spari). Le fiamme danneggiarono un punto vendita di prodotti caseari. L’incendio sarebbe stato appiccato da un minore con l’intervento di Orazio Pisano, che in questo modo avrebbe voluto lanciare un messaggio chiaro al fratello Emanuele, con il quale c’erano state divergenze proprio per il controllo delle attività nella zona di Borgo Manfria e non solo.

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