La maestra Pane, il professore Giunta e le donne al fronte: “Tanti partigiani gelesi”

 
0
Diversi gelesi diedero un contributo attivo alla lotta

Gela. Nel giorno della Liberazione dal nazifascismo, sono tanti i dati del passato che emergono sulla lotta condotta anche da gelesi, ora al centro delle attività di ricerca svolte dallo studioso Nuccio Mulè. Il sostegno, anche in prima linea, alla lotta partigiana e ai comitati di liberazione non mancò neanche da parte di gelesi, donne e uomini, che combatterono e si misero a disposizione per impedire il protrarsi della presenza tedesca e delle truppe ancora fedeli al regime mussoliniano. Mulè richiama i tre centri di intelligence che vennero avviati in città, collaborando con le forze anglo-americane. “A Gela, addirittura, nell’imminenza dello sbarco operarono con l’intelligence anglo-americana tre centri – spiega Mulè – il primo sul Corso ubicato nell’ex palazzo Nocera-Bruccoleri, il secondo in via Giacomo Navarra Bresmes, nel palazzo in cui a piano terra vi era un deposito di legname di tale Tranchina, personaggio legato a Salvatore Aldisio, e il terzo a Capo Soprano nella villa “La Corvetta” di proprietà del principe Pignatelli, poi di proprietà del cavaliere Luigi Bodanza”. La ricerca ha consentito di risalire ad oltre un centinaio di partigiani gelesi, che con ruoli attivi, sostennero la lotta. “Ben sessanta partigiani gelesi ebbero un ruolo importante nella Resistenza e nella Liberazione nelle regioni del nord Italia. Non solo, sono anche compresi una cinquantina di conterranei che a diverso titolo operarono qui a Gela nell’ambito dell’antifascismo con l’istituzione nel 1944, e forse anche prima, di un “Comitato di Liberazione Gela”. Tra i sessanta partigiani gelesi sono comprese due donne, Angela Puzzo di Fortunato e di d’Aleo Rosaria. Partigiana, con qualifica di Benemerita, in Piemonte con la 2a Divisione della 183a Brigata “Valle Aosta” e Angela Crapanzano di Emanuele e di Turco Santa Maddalena. Partigiana, con qualifica di Patriota, della Formazione della 1a Divisione “Langhe” col nome di battaglia “Gina”.

Non mancarono intellettuali e insegnanti, che decisero di combattere e di sostenere una lotta di liberazione, anche nei comitati femminili. “Voglio ricordare due nomi, i compianti professore Vincenzo Giunta e la maestra Gina Pane. Il professore Giunta, ancora studente universitario, da antifascista si unì alla Brigata di Combattimento “Mantova”. Nel 1995, nel 50° anniversario della Liberazione, il Comune di Gela gli conferì un attestato di riconoscimento “per aver fedelmente servito in armi la Patria e contribuito alla riconquista della libertà del Popolo Italiano. Riconoscente la città” – aggiunge Mulè –  Gina Pane oltre alla militanza antifascista fu una delle poche donne gelesi in una moltitudine di uomini, che partecipò attivamente alle fasi della ricostruzione, prima durante la campagna per il referendum del giugno del 1946 e poi nelle consultazioni politiche nell’aprile del 1948 col Fronte Democratico Popolare per mettere in risalto l’ideale socialista ed il riscatto dalla miseria e dall’analfabetismo dei lavoratori. A parte le riunioni clandestine con gli antifascisti di Gela, la maestra Pane stabilì numerosi contatti con politici gelesi di allora come il senatore della Repubblica Vincenzo Tignino e il deputato alla Camera Giovanni Cartia”. Tutti nomi che Mulè ha scelto di ricordare proprio nella giornata dedicata alla Liberazione.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here