Cancellato articolo su durc, “rivolta” edili: “M5s favorisce aziende non in regola”

 
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Gela. In Commissione bilancio alla Camera è stato cancellato il comma 1 dell’articolo 81 sulla proroga dei Durc nel settore edile. Una decisione che anche le segreterie territoriali di Fillea-Cgil e Feneal-Uil contestano. “Questa volta la proposta di cancellazione di quella parte dell’articolo volta a garantire diritti e tutele a vantaggio di lavoratori ed aziende che chiedono di poter lavorare al riparo da raggiri, minacce e ricatti non è da attribuire ad ignoti – dicono i segretari Francesco Cosca e Nuccio Mangione – ma alla esplicita volontà dei rappresentanti dei 5 Stelle in commissione. Quindi si tratterebbe di una scelta politica”. Per i sindacati, si tratta di una scelta da superare. “Attraverso il comma 1 dell’articolo 81 era stato previsto il limite massimo del 15 giugno per la proroga della validità dei Durc, che attestano il corretto versamento dei contributi Inps, Inail e Cassa Edile. Questi versamenti corrispondono a ferie, tredicesime, permessi e scatti di anzianità e sono propedeutici al godimento di altre prestazioni accessorie a vantaggio di chi regolarmente ha lavorato in questo periodo di difficoltà. Con la cancellazione del comma 1 – continuano – nei fatti si dispone la sospensione del diritto al salario differito e accessorio maturato a favore di chi ha lavorato. E’ una vergogna. Con la cancellazione del comma 1 si determina inoltre disparità di condizione per la partecipazione alle gare pubbliche che stanno per essere avviate in maniera massiccia in quanto a queste potrebbero partecipare indistintamente le imprese regolari, ossia che hanno versato contributi ed oneri, e quelle irregolari. Chi ha scientemente fatto saltare la norma abbia almeno il pudore di non andare in pubblico a parlare di diritti, legalità e lotta all’evasione”.

I sindacati, anche a livello nazionale, stanno respingendo questa decisione. “Nei fatti si tratta di un via libera alle illegalità, a svantaggio di chi ha lavorato nel rischio e fatto impresa in maniera pulita ed onesta e a beneficio soprattutto di chi opera fuori dalle regole e spesso contro le regole stesse. Soprattutto dalle nostre parti – concludono Cosca e Mangione – la cancellazione della norma la cui introduzione era stata frutto di una intesa raggiunta con i ministri Catalfo e De Micheli, ossia con chi ha competenza in materia, favorirà nei fatti il continuo proliferare di torbidi intrecci che così come sta emergendo vedono protagonisti imprenditori malsani, politici privi di scrupoli, burocrati al soldo delle cosche e consulenti del malaffare. Chiediamo quindi al governo di puntare i piedi sulle questioni di principio e di riparare allo sfregio subito dai lavoratori e dagli imprenditori onesti e per quanto ci riguarda non si abbia alcun dubbio che siamo fin da adesso pronti a fare valere le nostre ragioni nelle piazze ed in ogni altra sede e nelle modalità che riterremo opportune”.

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