Contestato dagli operai, sgradito all’elettorato, firmatario del protocollo…Crocetta a Gentiloni: “Gela non va tradita”

 
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Gela. Una popolazione residente diminuita dell’otto percento ed effetti catastrofici sull’intero tessuto economico locale.

La lettera al presidente del consiglio. Sono questi solo due dei punti al centro di una missiva che il presidente della Regione Rosario Crocetta, tra i firmatari del protocollo d’intesa del novembre di tre anni fa sulla riconversione della raffineria Eni, ha inviato al presidente del consiglio Paolo Gentiloni e ai ministeri dell’ambiente e dello sviluppo economico, oltre che ai vertici nazionali di Eni. Al centro delle comunicazione, c’è l’attuale stato economico e sociale di Gela. Una mossa politica per “aggraziarsi” l’elettorato locale in vista della campagna elettorale regionale, con un Crocetta pronto a ripresentarsi ma ai minimi storici nelle percentuali di gradimento tra gli elettori? Di certo, l’ex sindaco non vive una fulgida fase politica, contestato anche domenica scorsa dagli operai dell’indotto che lo attendevano in piazza Sant’Agostino, ritenendo che potesse partecipare all’incontro sulla Città metropolitana di Catania, organizzato al teatro Eschilo. “Con sincerità ci saremmo aspettati che il progetto di smantellamento degli impianti esistenti di una raffineria basata sul petrolio – si legge nella lettera – avvenisse in modo più graduale, nel senso che, a mano a mano che si avviavano i nuovi impianti si chiudevano quelli obsoleti. Le cose sono andate diversamente. Sin dalla primavera del 2015 l’Eni ha avviato un progetto rapidissimo di smantellamento che ha causato problemi che hanno avuto incidenza disastrosa sull’economia della città con riferimento, non soltanto all’occupazione che ha trovato alcune blande risposte con trasferimenti di personale, sia diretto che dell’indotto, alla messa in mobilità dei lavoratori ma soprattutto all’indotto nel terziario della città che si e’ vista privare di una serie di commesse importanti in tutti i settori, da quello commerciale a quello alberghiero e manifatturiero”. “In tale contesto – si legge ancora – si chiede un vertice urgente a Roma con tutti i soggetti interessati, per affrontare un piano dettagliato di interventi da avviare immediatamente per liberare la città da scheletri industriali inutili e offensivi del paesaggio e avviare quel risanamento delle aree che possa consentire nuovi insediamenti produttivi. La Regione siciliana, il Comune e la popolazione di Gela, hanno avuto fiducia nei confronti del progetto dell’Eni e questa fiducia non può essere tradita. Confidiamo nella solidarietà e nell’azione proficua del governo nazionale per dare risposte urgenti e immediate ai cittadini che non possono essere abbandonati”. Un nuovo tavolo? Nuovi confronti a Roma? Ma non bastano quelli che si susseguono da tre anni?

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