Dissesto, nel dossier note della giunta: “Piano fattibile, mancato spirito collaborativo anche dei revisori”

 
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Il sindaco Greco e gli assessori Morselli, Incardona e Liardi

Gela. Una giornata assai lunga, quella odierna per la giunta comunale. Dopo qualche attesa, c’è stata la presa d’atto della relazione di non fattibilità del piano di riequilibrio che apre la procedura di dissesto. Il sindaco Lucio Greco e gli assessori hanno valutato l’elaborato rilasciato dal segretario generale Carolina Ferro che in questa fase ricopre anche l’interim del settore bilancio. Il piano di riequilibrio si è rivelato un traguardo troppo difficile da tagliare, almeno sulla base delle attuali condizioni del municipio, finanziarie e non solo. L’amministrazione comunale ha comunque voluto che si allegassero agli atti ufficiali anche delle considerazioni, redatte proprio dall’avvocato Greco e dagli esponenti della sua giunta. Dalle pagine inserite nel dossier complessivo, emerge che anche a seguito della prima audizione davanti ai magistrati della Corte dei Conti, la soluzione del riequilibrio non era affatto impraticabile. Nessuna chimera né un eventuale accanimento “terapeutico”, come invece spiegato da chi avrebbe mirato subito alla dichiarazione di dissesto. Nonostante quest’ultima soluzione possa aprire, in tempi più brevi, il percorso di “risanamento” finanziario del municipio, Greco e gli assessori non si sentono affatto “liberati da un pesante fardello”. Nelle considerazioni che hanno sviluppato fanno richiamo al “principio di rappresentatività”, a seguito del voto ricevuto dai cittadini. A maggior ragione, indicando i principi ispiratori del Testo unico degli enti locali, sottolineano che in casi di “squilibrio di bilancio” la soluzione prioritaria da perseguire, “nell’interesse generale” è proprio quella del riequilibrio. Il piano, ritengono sindaco e assessori, poteva avere le gambe per andare avanti. “Questa amministrazione – si legge – allorché sono state evidenziate tutte le criticità finanziarie afferenti agli esercizi 2015-2016-2017-2018-2019 (periodo interamente antecedente all’insediamento di questo sindaco e della giunta comunale attualmente in carica)ha immediatamente provveduto all’emanazione di una serie di atti di indirizzo, anche ai fini organizzativi, proprio finalizzati a conoscere con esattezza i dati negativi a suo tempo evidenziati dalla Corte dei Conti e poi riaffermati dal nuovo collegio dei revisori”. Non si trascura lo stato attuale di una “geografia” degli uffici comunali sempre più carente. Falle enormi si sono aperte dopo le dimissioni dell’ex dirigente al bilancio Alberto Depetro, per dieci anni alla guida degli uffici finanziari. Carenze di personale che non sono state sanate, indicano dalla giunta, a seguito del “divieto di assunzioni imposto dalla legge”. Nel confronto con la Corte dei Conti c’era stata l’apertura alla soluzione del riequilibrio, nel rispetto di precise prescrizioni e di misure tese a limitare la spesa e a salvaguardare i numeri di Palazzo di Città. “Carenze strutturali” e “una serie di imprevisti” non hanno permesso, riportano le osservazioni della giunta, di raggiungere l’obiettivo. Greco e gli assessori scrivono di un “senso di impotenza” a fronte “del massimo impegno comunque profuso per il raggiungimento dello scopo”. “Il piano di riequilibrio ventennale si appalesava pienamente fattibile”, ribadiscono.

Il dissesto “non è stato certamente causato o determinato da colpe o responsabilità” dell’amministrazione, viene precisato ulteriormente. “Non c’è stato nessun tradimento nei confronti della città”, è riportato. L’avvocato Greco e gli assessori, nelle cinque pagine rilasciate per la delibera sulla relazione di non fattibilità del piano di riequilibrio, sono anche più espliciti. “Gli atti e i documenti dimostrano quanto da noi affermato – scrivono ancora – senza con ciò voler ipotizzare responsabilità di alcuno, ma solo sottolineando che in tante circostanze si è dovuto constatare un mancato senso di spirito collaborativo, per come invece auspicato dallo stesso legislatore in fattispecie di tal fatta, dell’intera struttura comunale e dello stesso collegio dei revisori”. Forse per la prima volta, al culmine di mesi fatti anche di scontri istituzionali spesso sviluppati sottotraccia, il sindaco e la giunta chiamano in causa la burocrazia e soprattutto i revisori, questi ultimi tenaci sostenitori del massimo rigore senza alcuna apertura alle richieste della parte politica.

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