“Extra fines”, depositate le motivazioni di appello: dodici condanne per i coinvolti

 
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Gela. I giudici della Corte d’appello di Caltanissetta hanno avuto bisogno di un termine ulteriore per approfondire, prima di concludere la stesura delle motivazioni che li hanno portati a pronunciare dodici condanne per gli imputati coinvolti nell’inchiesta antimafia “Extra fines”. Le motivazioni sono state depositate negli scorsi giorni. I difensori, dopo averle valutate, proporranno i ricorsi in Cassazione. Quelle della Corte d’appello nissena sono state decisioni che hanno in parte modificato il verdetto di primo grado, accogliendo il ricorso della procura contro l’assoluzione dell’imprenditore Emanuele Catania. Era stato assolto dal collegio penale del tribunale di Gela ma è stato condannato invece dai magistrati nisseni a sei anni e otto mesi di detenzione a fronte di una richiesta di dieci anni. Per l’accusa, Catania, al vertice di un importante gruppo imprenditoriale che opera nel settore ittico, avrebbe avuto rapporti con il boss Salvatore Rinzivillo, detenuto al 41 bis e a sua volta già condannato per i fatti dell’inchiesta “Extra fines”. I fratelli di Rinzivillo, gli ergastolani Antonio e Crocifisso, gli avrebbero affidato il controllo della famiglia, per rilanciare gli affari in settori considerati strategici. Catania, che è stato difeso dall’avvocato Giacomo Ventura, ha sempre negato qualsiasi tipo di rapporto con Rinzivillo, indicando solo una conoscenza ma risalente a decenni fa. Ha spiegato inoltre che nel tempo è stato vittima di richieste estorsive e danneggiamenti. Assolto, invece, Giuseppe Licata, titolare di ditte di automezzi. Anche per la sua posizione c’era stata l’impugnazione della procura, a seguito di un’assoluzione di primo grado. La difesa, sostenuta dall’avvocato Flavio Sinatra, ha ribadito l’assenza di elementi che potessero collocarlo nell’orbita del clan Rinzivillo. Sono state confermate le condanne a Crocifisso Rinzivillo (trenta anni di reclusione in continuazione con precedenti verdetti), Umberto Bongiorno (sei anni e otto mesi), Rosario Cattuto (dodici anni di detenzione mentre la difesa sostenuta dall’avvocato Riccardo Balsamo ha presentato anche in appello una serie di conclusioni che hanno messo in dubbio il legame tra l’imputato e il gruppo Rinzivillo), Francesco Majale (sei anni e otto mesi), Vincenzo Mulè (sei anni e otto mesi), Luigi Rinzivillo (sette anni), Giuseppe Rosciglione (sei anni) e Alfredo Santangelo (dieci anni e otto mesi). Per la posizione di Antonio Maranto (difeso dall’avvocato Roberto Salerno), i giudici di appello hanno riconosciuto le attenuanti generiche riducendo la condanna a sei anni e otto mesi di detenzione (in primo grado la pena era di otto anni).

Ci sono state variazioni anche per gli esercenti Angelo Giannone (otto anni e un mese) e Carmelo Giannone (dodici anni e quattro mesi), con il riconoscimento della continuazione. Anche loro, prima del blitz “Extra fines”, operavano nel settore del commercio ittico. Per Antonio Rinzivillo, fratello del sessantenne Salvatore Rinzivillo, i giudici di appello hanno riconosciuto la continuazione, con condanna a trenta anni di detenzione. La Corte di secondo grado, in vista del deposito delle motivazioni, aveva prorogato il termine per le misure attualmente imposte agli imputati. Le difese si rivolgeranno alla Corte di Cassazione per cercare di arrivare a verdetti favorevoli.

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