Gli affari della stidda, “Agorà” arriva in appello: pene ridotte solo per tre imputati

 
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Gela. Condanne da confermare per otto presunti appartenenti al gruppo di stidda scoperto a conclusione del blitz “Agorà”, coordinato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta

e messo a segno dai carabinieri del reparto territoriale e da quelli del comando provinciale.

Le richieste d’accusa. La richiesta è arrivata, nel corso del giudizio di secondo grado davanti ai giudici della corte d’appello di Caltanissetta, dal sostituto procuratore generale Fabio D’Anna che rappresenta la pubblica accusa. In sostanza, le uniche riduzioni di pena sono state chieste per Massimiliano Tomaselli e Pasquale Sanzo in relazione alla nuova disciplina in materia di stupefacenti. Per Orazio Curvà, invece, la riduzione verrebbe giustificata, come fatto rilevare dal suo legale Salvo Macrì, a seguito di aspetti procedurali che avrebbero influito anche sulla condanna già inflittagli dal gup. Per gli altri imputati, i fratelli Davide e Simone Nicastro, Alessandro Peritore e Giuseppe Romano, invece, è stata chiesta la conferma delle decisioni di condanna già pronunciate dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale nisseno nel febbraio di un anno fa. Conferma anche per il presunto capo dell’organizzazione, ovvero Emanuele Palazzo che davanti al gup subì la condanna a sedici anni di reclusione.

La stidda in città. Stando ai magistrati della Dda di Caltanissetta, gli imputati avrebbero organizzato la gestione del traffico di droga e delle estorsioni in città facendo proprio leva sulla loro appartenenza al gruppo della stidda. Adesso, spetterà ai difensori presentare le proprie conclusioni. Già all’udienza del prossimo 8 gennaio, gli avvocati Davide Limoncello e Flavio Sinatra esporranno le ragioni dei rispettivi assistiti. Anche i legali degli imprenditori costituiti parte civile dovrebbero concludere in quella stessa data. Il 22 gennaio, infine, spetterà agli altri difensori e non è da escludere che potrebbe arrivare anche la decisione della corte. Nel pool di difesa, ci sono anche i legali Davide Limoncello, Maurizio Scicolone, Michele Micalizzi, Salvo Macrì, Cristina Alfieri e Nicoletta Cauchi.

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