Gli investimenti di Enimed, attesa per l’autorizzazione ministeriale: sindacati in assemblea

 
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I segretari Castania, Emiliani e Catania

Gela. Sono giorni cruciali, in attesa che dal ministero possa arrivare l’autorizzazione, necessaria allo sblocco definitivo dei lavori per la base a terra del progetto Cassiopea di Eni. Nelle scorse settimane, i manager di Enimed hanno comunicato ai sindacati che da Roma dovrà giungere un altro nulla osta, dopo la variante al progetto. In realtà, le segreterie della triplice dei chimici di Cgil, Cisl e Uil non erano state messe al corrente dell’ennesima autorizzazione. Da Roma, un segnale è atteso entro i prossimi giorni, altrimenti il rischio, più che concreto, sarà lo slittamento dei tempi di realizzazione dell’opera, che ha sostituito la piattaforma Prezioso K. I manager della multinazionale, nel corso dell’ultimo incontro avuto con i chimici, hanno indicato dicembre 2020, come periodo di avvio effettivo della produzione. Non più, quindi, marzo 2020, come originariamente previsto. Ritardi che i sindacati hanno già stigmatizzato. I segretari della triplice dei chimici Gaetano Catania, Francesco Emiliani e Maurizio Castania incontreranno, in assemblea, i lavoratori di Enimed.

Il confronto è fissato per il 27 luglio. “Se entro quella data – dice il segretario provinciale della Femca Francesco Emiliani – dovesse arrivare l’autorizzazione dal ministero, saremo pronti a dare comunicazione ai lavoratori. Se questo non dovesse accadere, allora dovremo trarre le dovute conseguenze. A rischio c’è l’intero cronoprogramma degli investimenti. Ovviamente, con i lavoratori parleremo dell’intera situazione attuale”. I chimici hanno espressamente chiesto ai manager di Enimed di dare risposte sulla produzione. In pochi anni, si sono persi almeno tremila barili e c’è da mettere urgentemente mano alle manutenzioni dei pozzi. Nessuno nasconde il timore di un ridimensionamento delle attività del gruppo, che può mettere a rischio il futuro immediato del sito locale. Non si esclude neanche il coinvolgimento del ministero, come già chiesto anche dai chimici dell’Ugl.

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