L’Asp presenta stamattina il Progetto salute Gela ma l’ospedale Vittorio Emanuele è ai margini

 
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Gela. Il rischio è di assistere ad un altro racconto di buona programmazione della sanità locale.

Un monologo del manager, dove tutti i dipendenti annuiscono al direttore fingendo di assecondare ogni parola e dimenticando i problemi che quotidianamente impediscono di garantire una risposta sanitaria adeguata alle esigenze di questo territorio. “Progetto salute Gela: da dove veniamo, dove siamo, dove andiamo” è il tema della conferenza stampa indetta dal manager dell’Asp di Caltanissetta, Carmelo Iacono, che questa mattina tornerà ad intervenire dalla stessa sala convegni del presidio ospedaliero “Vittorio Emanuele” teatro, involontario, di troppi racconti circa una rinascita della sanità gelese.

Il convegno si inserisce nel dilemma volto a garantire un corretto equilibrio tra le somme a disposizione, gli investimenti e la spartizione di servizi e personale ai presidi ospedalieri che l’Asp Cl2 gestisce in tutto il territorio nisseno.

Sull’argomento il manager, però, ha sempre messo le mani avanti, parlando di difficoltà a reperire personale medico pronto ad indossare il camice bianco a Gela. Una difficoltà che si traduce con un’assenza cronica di medici. Dal prossimo mese il Pronto soccorso ne perderà un altro mentre la carenza di anestesisti continua a colpire l’attività programmatica del gruppo operatorio, dove si lavora alacremente per rispondere alle numerose emergenze. In caso contrario i pazienti devono aspettare o rivolgersi altrove, incrementando la migrazione sanitaria sintomo di cattiva gestione.

La collettività aspetta anche l’arrivo di una nuova ambulanza (già promessa) e l’incremento del numero di autisti sufficienti a guidarla cosi da garantire le esigenze della popolazione gelese e quelle di tutti gli ospedali del comprensorio: Niscemi, Riesi e Mazzarino.

Eppure, da dove veniamo dovremmo saperlo. Infatti, quando il manager Iacono si è insediato i pazienti che transitavano, a vario titolo, per le unità operative di Malattie infettive, Cardiologia, comprese le sacche di sangue raccolte presso il centro trasfusionale, non avevano bisogno di essere trasferiti a Caltanissetta.

I problemi erano, e lo sono ancora, concentrati nella distribuzione dei reparti esistenti e nel miglioramento dei servizi del distretto sanitario dove l’Asp paga affitti da capogiro per occupare locali inadeguati ad ospitare gli ambulatori. In via Parioli gli uffici rimangono off-limits ai portatori di handicap e in via Butera i topi hanno invaso i locali della guardia medica.

Forse per questo motivo il manager si era spinto davvero oltre, annunciando la realizzazione di un vero e proprio villaggio sanitario da realizzare, a sud dell’ospedale di via Palazzi con ingresso pedonale da viale Indipendenza, ricorrendo ai soldi risparmiati dagli affitti. Con la fantasia, in città, solo Rosario Crocetta si era spinto oltre, annunciando da sindaco una metropolitana a nord della città e, da presidente della Regione, l’attracco dal pontile sbarcatoio pericolante dei catamarani della Ustica Lines per collegamenti rapidi con Malta e la Tunisia.

Sappiamo tutti come è andata a finire.

Speriamo, invece, che non siano i nuovi locali del Pronto soccorso a sintetizzare il tema della conferenza stampa.

Perché anche i sindacati del comparto sanità, sempre meno inclini a denunciare, hanno parlato di accesso rapido e non controllato nell’evidenziare che la sbarra rimane alzata. I nuovi locali destinati all’emergenza sono decisamente più angusti. Il progettista ha dovuto ridimensionare l’Astanteria in un’unica stanza, oggi destinata ad accogliere pazienti di sesso maschile e femminile. I disagi sono anche per chi, in ospedale, muore. In assenza di un percorso dedicato e della nuova camera mortuaria, i carrelli con le salme spinte dai portantini si fanno largo tra i pazienti lungo le corsie dell’ospedale.  

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