La mafia nelle elezioni del 2012, Ficarra in appello: verrà sentito Giugno

 
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Il presunto patto politico-mafioso "sponsorizzato" dal boss Giancarlo Giugno

Gela. Verrà chiamato a testimoniare, anche a seguito di quanto già dichiarato nel dibattimento principale scaturito dall’inchiesta “Polis”. Il boss Giancarlo Giugno, a sua volta condannato in primo grado per gli stessi fatti, deporrà in Corte d’appello nel giudizio di secondo grado scattato a seguito del ricorso presentato dalla difesa di Salvatore Ficarra. Per i pm della Dda di Caltanissetta, che hanno coordinato l’inchiesta, Ficarra avrebbe avuto rapporti diretti non solo con Giugno ma anche con Alessandro Barberi, boss gelese (non coinvolto nell’operazione). In primo grado, il gup del tribunale nisseno l’ha condannato a sei anni e otto mesi di reclusione. La difesa, sostenuta dall’avvocato Francesco Spataro, ha impugnato la decisione e chiesto l’esame di Giugno. Altri coinvolti sono attualmente a processo, davanti al collegio penale del tribunale di Gela. In base a quanto emerso, i boss avrebbero inquinato il voto per le amministrative del 2012 a Niscemi, quelle che videro la vittoria dell’ex primo cittadino Francesco La Rosa.

Un ruolo importante, secondo le accuse, sarebbe toccato ai gelesi Giuseppe Attardi e Carlo Attardi, padre e figlio, che si sarebbero prodigati anche per procacciare voti tra i dipendenti di un’azienda, con importanti cantieri soprattutto in Francia, per cono della quale già all’epoca operavano. Nello stesso blitz, sono stati coinvolti Francesco Spatola, Salvatore Mangione, Francesco Alesci, Giuseppe Mangione e Francesco La Rosa. Parte civile è il Comune di Niscemi, rappresentato dall’avvocato Massimo Caristia.

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