Motobarca di “Archimede” affondò al porto isola, accuse ad ex operatore: è a processo

 
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Gela. Per la procura l’affondamento della motobarca “Liberante” fu dovuto ad un danneggiamento. Le accuse sono mosse ad un ex dipendente della società Archimede, che opera al porto isola nei servizi appaltati da Eni. Per la procura ci sarebbe stata un’omessa vigilanza, ritenuta determinante. Carmelo Furneri è a processo. La società invece è parte civile, assistita dal legale Tommaso Vespo. In aula, in settimana, è stato sentito un militare della capitaneria di porto che si occupò delle verifiche successive all’affondamento. Da quello che si appurò, sarebbero state aperte le prese a mare e “un tubo venne tagliato”. La motobarca iniziò rapidamente ad affondare fino a sparire del tutto.

Per i difensori dell’imputato, gli avvocati Maurizio Cannizzo e Fabio Cipolla, non ci sono riscontri concreti per ritenere che possa sussistere un collegamento tra quanto accaduto e l’operatore che era di turno. L’imputato aveva già riferito di aver adempiuto ai suoi doveri. Anche la collocazione dei mezzi non darebbe certezze. Secondo la ricostruzione difensiva, già a monte in realtà non vennero rispettate ordinanze della capitaneria che prevedono l’obbligo di equipaggiare tutte le unità ormeggiate al porto isola, affinché siano pronte ad essere attivate. I legali dell’imputato hanno inoltre indicato una situazione assai deficitaria dell’area nella quale si verificarono i fatti. Sono stati chiesti ulteriori ragguagli al testimone anche da parte della procura, in aula con il pm Lucia Caroselli. Il mezzo affondato perse anche del gasolio e fu necessario l’intervento del servizio antinquinamento. In fase di indagine venne archiviata la posizione di un altro operatore della società, che inizialmente era a sua volta accusato di omissioni nei fatti del “Liberante”. Tra le ipotesi avanzate dagli inquirenti, anche quella che l’affondamento fosse dovuto a possibili dissapori tra lavoratori e vertici societari, ma i difensori dell’imputato escludono contrasti di questo tipo. In aula saranno sentiti altri testimoni, che deporranno davanti al collegio penale presieduto dal giudice Miriam D’Amore.

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