Più investimenti su smantellamento impianti vetusti e bonifiche, “base gas a regime da dicembre 2022”

 
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Eni punta anche allo smantellamento di impianti e aree ormai in disuso

Gela. Un lungo vertice per valutare lo stato di attuazione del protocollo di intesa del 2014, toccando però anche gli aspetti principali della nuova intesa sulla decarbonizzazione della raffineria di contrada Piana del Signore. Si è concluso il tavolo romano che ha messo a confronto i manager di Eni e le segreterie nazionali del settore industria. C’erano i segretari generali di Filctem, Femca, Uiltec e Ugl. I sindacati, soprattutto dopo la recente firma sull’intesa tra azienda e Ministero dell’ambiente, puntano ad ottenere un cronoprogramma preciso dei lavori. Nel corso del confronto romano, i manager del cane a sei zampe hanno posto delle priorità, compresi nuovi investimenti per lo smantellamento complessivo delle aree del sito industriale, ormai in disuso. Un arco temporale di almeno dieci anni è indicato nel nuovo protocollo sulla decarbonizzazione. “Credo che a Gela ci siano tutte le condizioni per partire con investimenti in linea con un’economia sostenibile, utili a garantire produzione e occupazione. L’incontro di oggi oltre che a confermare gli investimenti del protocollo di intesa del 2014, apre a prospettive future virtuose – dice il segretario provinciale Uiltec Maurizio Castania presente insieme al segretario generale Paolo Pirani – il protocollo siglato tra il Ministero dell’ambiente e l’amministratore delegato Claudio Descalzi sviluppa investimenti utili alla decarbonizzazione, alla mitigazione ambientale, alla riqualificazione e alla valorizzazione dello stabilimento”. A livello locale, le verifiche proseguiranno, mirando a definire tempi certi per l’avvio dei nuovi cantieri, in una prospettiva di aumento dell’occupazione nell’indotto. Dopo la conclusione dei lavori della nuova green refinery, il calo si è fatto sentire, con tanti operai finiti fuori dal ciclo produttivo. “E’ importante lo sviluppo dei giacimenti a gas di Argo e Cassiopea, che nell’ambito del settore della ricerca e produzione daranno un impulso diverso a tutta Enimed – aggiunge Castania – non cosa da poco, la produzione di energia prodotta da impianti fotovoltaici già realizzati e altri ancora in programma. La questione dei tempi, dell’avvio degli investimenti e quella concernente l’attuazione del progetto “Argo-Cassiopea” rimangono impegni comuni tra sindacato e impresa per trovare la giusta soluzione che favorisca la crescita industriale, aiuti la transizione energetica, si muova per il risanamento ambientale, esprima i valori dell’economia circolare e salvaguardi il territorio interessato. Gela ha tutte le condizioni perché questo si verifichi in tempi più o meno brevi, fatto salva la continuità delle autorizzazioni necessarie per lo sviluppo industriale”.

Tra i punti di riferimento, rimane il progetto della base gas, da poco sbloccato con le firme ministeriali sulla proroga Via. E’ l’investimento finanziariamente più consistente, inserito nel protocollo di sei anni fa. I vertici della multinazionale ritengono che possa partire a regime dal dicembre del 2022, anche se i sindacati verificheranno. I primi interventi di cantierizzazione edile potrebbero partire in questo semestre. “L’incontro è stato positivo – dice il segretario confederale Ugl Andrea Alario – l’azienda conferma gli investimenti e prevede un rafforzamento con le attività di smantellamento e bonifica, che possano dare maggiori soluzioni occupazionali, a cominciare dall’indotto. Come Ugl verificheremo la concretizzazione di tutti gli impegni assunti, sia a livello nazionale che locale”. I segretari generali e quelli territoriali hanno ottenuto l’avvio di un tavolo che rimane aperto. Castania, il segretario provinciale della Femca Francesco Emiliani e quello della Filctem Gaetano Catania, da tempo hanno coinvolto i loro referenti nazionali (oltre a Pirani c’erano Marco Falcinelli della Filctem e Nora Garofalo della Femca). Non sono da escludere nuovi incontri dello stesso tipo. Nonostante l’avvio di una fase del tutto diversa da quella della produzione tradizionale di idrocarburi, che ha segnato il territorio, gli investimenti industriali si confermano, anche dopo decenni, una delle poche risorse economiche di un’area in forte crisi.

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