Stoppato il trasferimento dell’Auriga di Delfi nel museo, Alessi: “Linea poco ortodossa di Gattuso”

 
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Giuseppe Alessi

Gela. Giuseppe Alessi di Archeoambiente contesta le lentezze della guida del Parco archeologico. “A causa della linea poco ortodossa seguita dal Direttore del P.A. di Gela, archit. Luigi Gattuso per la dilatazione dei tempi, oltre tre anni, dalla richiesta di donazione formulata dall’Archeo-Ambiente, la città di Gela subisce un duro colpo. E’ stato rigettato il progetto di donazione riguardante il trasferimento nel Museo archeologico dell’Auriga in bronzo di Delfi, posizionato nel boschetto della Macchitella. Detta copia, conforme all’originale esposto nel Museo di Delfi con accanto la sua base, su cui era posizionato, con la seguente iscrizione : “Offerta votiva del tiranno Polizelo, di Gela”. Essa fu donata E. Mattei negli anni 60’. Da precisare, che già il 20 Luglio del 2020 avevano dato per inscritto parere favorevole sia l’Amm. Comun. -visto il parere favorevole rilasciato dell’Assessorato reg. ai BB. CC.- e sia il Comitato del quartiere della Macchitella, a condizione che detta statua venisse sostituita contemporaneamente con un’altra copia anche di materiale diverso dal bronzo. Questo impegno, così gravoso economicamente, era stato assunto per inscritto dall’Archeo-Ambiente, basta considerare il restauro della statua, l’aggiunta delle briglie sottratte e le due dita spezzate per vandalismo, oltre ad ottemperare adeguatamente il progetto con tutti gli annessi di donazione inviato alla Direzione del P. Arch. Di Gela. Il 6/02/24, finalmente, è stato portata all’ordine del giorno, per essere votata, la proposta di donazione, del C.T.S., costituito da cinque componenti -l’archeologa K. Ingoglia, l’archeologa R. Panvini, l’archit. Sovrint. D. Vullo, il dott. P. Nicoletti e l’avv. Sindaco di Gela L. Greco. Il I componente ha espresso diniego, in quanto asserisce che non si ha certezza che l’iscrizione alla base litica ritrovata nel 1896 nel Santuario di Delfi accanto alla statua, sia da addebitare al tiranno Polizelo di Gela; il II componente ha comunicato diniego alla collocazione della statua all’interno del Museo, in quanto contraria alle copie. Da rendere noto che la Panvini, in una sua pubblicazione su “Gela” a pag. 69, afferma che tale statua, facente parte di un gruppo bronzeo, fu dedicata nel santuario di Delfi per la vittoria riportata nelle corse da Polizelo nel 474, come indica l’iscrizione alla sua base nel 474/478 a. C. Il terzo componente ha pure espresso contrarietà; il IV e il V componente hanno espresso parere favorevole. Per quanto riguarda il Diret. del P. A. di Gela, Egli aveva la facoltà decidere da solo fino al Dicembre del 2022, poiché il C. T. S. si è insediato dopo tale data. Da mettere in rilievo, invece la diversità e la celerità attuata dal precedente Diret., del P. A. di Gela nell’avere accolto all’interno del Museo archeol. la donazione effettuata in data 08/03/2017 dell’Archeo-Ambiente relativa alla copia conforme della mastodontica e rara maschera gorgonica che stava al centro del frontone dell’Atenaion (prima meta del VI sec.a.C.), ritrovata a Gela, ma esposta al P. Orsi di Siracusa. Vari sono gli esempi di copie importanti che si possono riscontrare in diversi Musei europei. Al Pergamon Museum di Berlino si trova la famosa Porta di ISHTAR della città di Babilonia(VI sec. a. C.) ricostruita con alcuni frammenti originali, ma non in scala1:1, quindi essa può considerarsi una copia. Nel Museo di Atene si trova la statua equestre RAMPIN (550 a. C.) corpo e cavallo originali, mentre la testa è una replica dell’originale che si trova al Louvre di Parigi”, scrive in una nota Alessi.

“Addirittura, nel Museo di Ancona, pur non essendoci nessuna attinenza con il Santuario di Delfi, si trova esposta copia conforme in gesso dell’Auriga di Delfi, mentre l’antica Gela pur legata ad esso -mediante Gelone ed il fratello Ierone che hanno offerto i famosi tripodi d’oro per le vittorie conseguite, il primo, nel 480 contro i Cartaginesi e il secondo contro gli Etruschi nelle acque di Cuma nel 474 a.C. -non può esporlo. L’Archeo-Ambiente non accetta l’esposizione della statua all’esterno del Museo in quanto essa sarebbe decontestualizzata e quindi non porterebbe i benefici evidenti previsti per la nostra città. Tale statua è riportata in tutti i libri di storia dell’arte, indipendentemente dalla lingua, in quanto costituisce uno dei massimi esempi della statuaria bronzea in stile severo, stile intermedio tra quello arcaico e quello classico. L’Archeo-Ambiente di Gela non demorde, i burocrati fortunatamente cambiano. Questa faccenda si poteva concludere positivamente con un po’ di buonsenso, e soprattutto se vi fosse stato amore verso questa città che ha dato lavoro e fama, riportando nella didascalia che non tutti gli studiosi attribuiscono tale statua al tiranno Polizelo di Gela”, conclude la nota di Alessi.

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