Un carabiniere ucciso trentuno anni fa, nuove verifiche sul corpo: un gelese indagato

 
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La riesumazione effettuata nel cimitero di Alfonsine dove era sepolto Minguzzi

Ravenna. Una proroga, la seconda, per compiere altri accertamenti sui resti del corpo dell’allora poco più che ventenne Pier Paolo Minguzzi, il carabiniere trovato morto nel 1987 lungo un tratto del Po. Per i pm della procura di Ravenna sarebbe stato rapito e poi ucciso. Chi ha agito l’avrebbe fatto nel tentativo di incassare i soldi di un eventuale riscatto dalla famiglia. Dopo la riapertura del caso, i magistrati romagnoli hanno iscritto nel registro degli indagati i nominativi di tre presunti responsabili. Tra questi, c’è anche il gelese cinquantaquattrenne Orazio Tasca, all’epoca dei fatti a sua volta in forza all’arma dei carabinieri. Gli altri indagati sono Angelo Del Dotto e Alfredo Tarroni. In base ad alcune indiscrezioni investigative pubblicate da Il Resto del Carlino, il perito nominato dai pm della procura avrebbe rilevato tracce di Dna sotto le unghie di una delle mani di Minguzzi. Dna che non corrisponderebbe al giovane ucciso ma ad un’altra persona. Valutazioni che sono in corso e anche per questa ragione l’esperto nominato dai magistrati ha chiesto un nuovo termine prima di concludere le attività di accertamento.

In estate, gli inquirenti decisero di riesumare il corpo del giovane carabiniere. In passato, i tre indagati sono già stati condannati per fatti analoghi, dopo aver imposto un pagamento da trecento milioni di lire ad un’altra famiglia della zona. In quel caso, presentatisi all’incontro per ritirare i soldi, furono coinvolti in un conflitto a fuoco con i carabinieri arrivati sul posto. Un militare in servizio venne ucciso.

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