Cadde in mare per il cedimento di un ponteggio, operaio in aula: “Condizioni estreme”

 
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Gela. E’ durato a lungo l’esame di un operaio che fu vittima di un grave incidente sul lavoro, alla radice pontile del sito Eni. Finì in mare, in base alle ricostruzioni per il cedimento di un ponteggio nel cantiere che era stato allestito. Dopo l’accaduto, con conseguenze che lo portarono ad una lenta riabilitazione, protestò davanti ai tornelli della raffineria. L’azienda per la quale lavorava, infatti, decise di trasferirlo in Friuli-Venezia Giulia. Una decisione, come confermato in aula dall’operaio, vista alla stregua di una sorta di accanimento nei suoi confronti per quanto era accaduto e per il periodo di infortunio patito. “Il giorno dell’incidente le condizioni erano proibitive – ha detto – non si doveva lavorare. Tutti i permessi furono ritirati ad eccezione del mio”. Il lavoratore cadde in mare e furono altri due operai, accortisi dell’incidente, ad intervenire cercando di recuperare il collega, al quale venne lanciata anche una corda. Riuscì a non farsi trascinare via dalla forza del mare e dopo perse i sensi. Fu trasferito in ospedale. “A mio danno ci fu un vero e proprio mobbing”, ha ripetuto davanti al giudice Eva Nicastro. Sono a processo l’imprenditore Carmelo Puccio e Salvatore Provenzano (amministratore dell’azienda alle cui dipendenze lavorava l’operaio). Il lavoratore è costituito parte civile, assistito dal legale Francesco Rizzo. Ha risposto alle domande del pm Gesualda Perspicace, della stessa parte civile e dei difensori degli imputati, gli avvocati Davide Limoncello e Orazio Rinelli.

I difensori hanno fatto riferimento alle procedure seguite dopo l’infortunio e alle condizioni dell’operaio. Sono stati toccati aspetti relativi al tipo di attività svolta il giorno dell’accaduto. Sul trasferimento in altra sede, per i legali degli imputati non ci sarebbero state anomalie. L’operaio ha invece insistito. “Decisero di trasferirmi – ha replicato – ma io non sapevo neanche dove fosse il cantiere e con una famiglia a carico mi trovai di punto in bianco messo davanti a questa decisione”. Ha riferito inoltre di essere uno degli operai che da più anni lavora nell’indotto della raffineria.

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