Inchiesta “Extra fines”, nell’appello bis entità delle pene rivista per quattro imputati

 
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Gela. Già la procura generale aveva concluso indicando l’accoglimento dei motivi emessi dalla Corte di Cassazione. Per gli imputati, coinvolti nell’inchiesta antimafia “Extra fines”, nel giudizio di appello bis sono arrivate pronunce che riducono l’entità delle pene. I magistrati romani avevano annullato con rinvio, per singoli capi di imputazione. Per il boss Salvatore Rinzivillo, punto di riferimento del clan e dell’intera indagine, l’entità della pena passa a diciannove anni di reclusione. L’iniziale decisione era a venti anni di detenzione. E’ stata riconosciuta l’assoluzione per una delle contestazioni. E’ difeso dal legale Roberto Afeltra. Sei anni di reclusione, invece, per Massimo Gaetano Gallo, rappresentato dagli avvocati Giovanni Lomonaco e Antonino Reina. Per la sua posizione, inizialmente la pena era stata stabilita ad undici anni. Nove anni ad Aldo Dino Pione. E’ stata riconosciuta la continuazione con i fatti di una precedente sentenza. La pronuncia iniziale dei giudici era di dodici anni e quattro mesi. Pione è difeso dai legali Giacomo Ventura e Giovanni Lomonaco.

Sei anni e otto mesi di reclusione sono stati decisi per la posizione di Rolando Parigini, rappresentato dall’avvocato Cristina Alfieri. Nell’appello bis sono state escluse due aggravanti. Inizialmente, la pena era di sette anni e otto mesi. Infine, è stato rivisto il pronunciamento pure per il carabiniere Marco Lazzari, coinvolto nel blitz e ritenuto in contatto con Rinzivillo. Difeso dal legale Cesare Placanica, la condanna è a sei anni e nove mesi. La pronuncia che gli era stata imposta era a nove anni e otto mesi di reclusione. Avevano tutti scelto il giudizio abbreviato.

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