Padre “padrone” abusava della figlia e minacciava la moglie, finisce in carcere: soggiogate per anni

 
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Gela. Abusi sessuali e continue violenze ai danni della figlia della nuova moglie.

L’uomo finisce in carcere. Per queste ragioni, sono scattate le manette ai polsi di un tunisino, da anni residente in città. Da quanto trapela, le violenze sarebbero proseguite per anni. Le altre figlie e la moglie avrebbero taciuto proprio per timore di ripercussioni. L’uomo le avrebbe soggiogate, sia fisicamente che psichicamente. Le vittime, però, stanche di subire, avrebbero deciso di denunciare. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Lara Seccacini, dal personale dell’Ufficio prevenzione Generale e Soccorso Pubblico del Commissariato di Gela, insieme al personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della procura. In più occasioni, la moglie e le figlie sarebbero state costrette a ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele, proprio a seguito delle ferite riportate. Adesso, il tunisino è stato trasferito nel carcere di contrada Balate.

La delicatissima e nel contempo peculiare attività d’indagine prendeva le mosse solo a seguito del raggiungimento dell’esasperazione delle figlie del malvivente, stanche di vivere una situazione di raccapricciante disagio familiare e di assistere alle morbose attenzioni sessuali che il loro padre continuava nel tempo a manifestare alla figliastra.

Il quadro drammatico emerso grazie ad una serie di oggettivi riscontri, delinea uno stato di vera e propria sudditanza in cui l’uomo ha costretto le figlie e la moglie, in nome di una presunta superiorità di genere,difesa a suon di frasi minacciose ed ingiuriose.

Dopo l’iniziale silenzio e la ritrosia a parlare, grazie al rapporto di empatia instaurato con gli operatori della Polizia di Stato preposti al difficilissimo caso, le vittime decidevano via via di collaborare pienamente, svelando i dettagli della turpe vicenda, così da determinare l’urgente necessità di un provvedimento restrittivo che potesse impedire all’umo di darsi alla fuga. Dopo le formalità di rito l’uomo è stato associato presso la Casa Circondariale di Gela, in attesa della convalida del provvedimento da parte del Gip.

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