Spari contro abitazione imprenditore e bar corso Aldisio, c’era la stessa mano: parla investigatore

 
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Gela. Ci sarebbe la stessa mano e probabilmente anche la stessa arma dietro ad almeno tre intimidazioni, che i carabinieri hanno ricostruito, facendole in parte confluire nell’inchiesta “Donne d’onore”. L’indagine ruotò intorno ai presunti ordini che dal carcere il quarantacinquenne Nicola Liardo sarebbe riuscito ad impartire ai familiari, organizzando un giro di droga ed estorsioni. Sono tutti imputati davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Marica Marino e Silvia Passanisi). Uno degli investigatori, rispondendo alle domande del pm della Dda di Caltanissetta Matteo Campagnaro e a quelle delle difese, ha ricostruito diversi aspetti. Non ha escluso collegamenti tra le due intimidazioni subite dall’imprenditore Emanuele Mendola, con colpi di pistola che raggiunsero la sua abitazione, e quella ad un bar di corso Salvatore Aldisio. Secondo gli inquirenti, ad agire sarebbero stati, almeno in due delle azioni, Giuseppe Liardo, figlio di Nicola, e Carmelo Martines. L’eventuale arma non sarebbe mai stata individuata. “Gli spari contro la saracinesca del bar – ha detto – furono ordinati da Calogero Greco, aveva avuto dissidi con il proprietario”. A giudizio, sono Nicola Liardo, Monia Greco, Giuseppe Liardo, Dorotea Liardo, Salvatore Raniolo, Calogero Greco, Carmelo Martines e Giuseppe Maganuco. La scorsa settimana, Nicola Liardo, il figlio Giuseppe e Salvatore Raniolo sono stati raggiunti da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, perché ritenuti mandanti e killer del tassita Domenico Sequino, ammazzato nel dicembre di cinque anni fa in pieno centro. Già nel corso di precedenti approfondimenti investigativi, i carabinieri erano risaliti ad un “pizzino”, attraverso il quale Nicola Liardo, sempre dal carcere, avrebbe voluto chiedere soldi a Mendola.

L’imprenditore, lo scorso febbraio, sentito in aula, ha comunque escluso di aver mai subito minacce dai Liardo. Altri testimoni verranno esaminati durante le prossime udienze. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giacomo Ventura, Flavio Sinatra, Carmelo Tuccio, Davide Limoncello, Cristina Alfieri, Antonio Impellizzeri, Francesco Enia, Maurizio Scicolone e Giuseppe Ferrara.

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