Un ex collaboratore e presunti servizi segreti: arrestati i vertici dei Rinzivillo

 
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Gela. Sarebbero loro le nuove vedette del clan Rinzivillo. Così, le manette sono scattate ai polsi di Roberto Di Stefano, del nipote Davide Pardo e di Nicolò Cassarà. Stando agli agenti del commissariato e a quelli della squadra mobile di Caltanissetta, Di Stefano

avrebbe voluto riprendere le redini del gruppo. Il quarantaseienne, solo la scorsa estate, aveva scelto di collaborare con la giustizia.
Una decisione, però, revocata a distanza di pochi mesi. Ha abbandonato la località segreta dove era stato trasferito per ritornare in città. Ma il suo ritorno avrebbe trovato l’opposizione del nipote trentatreenne Davide Pardo. Prima factotum dello zio e, poi, strenuo rivale.
Gli agenti di polizia e i magistrati della procura distrettuale antimafia di Caltanissetta ritengono di aver bloccato sul nascere una nuova guerra interna al gruppo Rinzivillo, storico rivale di quello della famiglia Emmanuello. Il quarantatreenne Nicolò Cassarà, invece, sarebbe stata la spalla di Di Stefano. Nel loro mirino sarebbero finiti due imprenditori locali. Lo stratagemma era semplice, convincerli ad accettare richieste di denaro in cambio dell’accesso alla sfera di protezione di presunte forze dell’ordine, data la decisione di Di Stefano di collaborare.
Cassarà e il presunto capo del gruppo avrebbero potuto risolvere le pendenze processuali delle vittime, bastava pagare. Lo stesso Cassarà si sarebbe attribuito una vera e propria collaborazione con i servizi segreti italiani. Uno stratagemma, adesso, scoperto dagli inquirenti. I tre, inoltre, avrebbero messo mano al mercato locale della droga. Erano in grado di disporre di armi. I provvedimenti sono stati firmati dal giudice delle indagini preliminari Lirio Conti.

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