Trapiantato di fegato da tre giorni in Astanteria, attende il ricovero in un centro ematico

 
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Gela. Il reparto di Malattie infettive locale ha chiuso i battenti e i centri ematici della Sicilia sono inaccessibili. Una situazione di mala sanità che costringe un paziente sessantasettenne trapiantato di fegato (N. T. le sue iniziali) a stazionare in un lettino del reparto di Astanteria ormai da tre giorni.

Aspetta con trepidazione che si liberi un posto in un centro ematico del territorio per lasciare il Pronto soccorso dove i sanitari non possono fare altro che monitorare il paziente. Il sessantasettenne necessita di cure specifiche perché ha una carenza di piastrine che potrebbe condurlo anche alla morte. I tentativi dei medici del Pronto soccorso, diretto da Gaetano Orlando, di ricoverare il sessantasettenne trapiantato di fegato attualmente si sono rivelati vani.

Eppure l’uomo è un paziente che necessita un monitoraggio costante, considerato che solo il 23 aprile dello scorso anno è stato sottoposto al trapianto di fegato presso l’Ismett di Palermo.

“Mio marito si è recato in ospedale per mancanza di piastrine nel corpo – spiega allarmata la moglie Concetta D. di 56 anni – Il personale del Pronto soccorso sta facendo il possibile ma non riescono a trasferirlo in un centro ematico specializzato per mancanza di posti letto. E’ una situazione allarmante. Mio marito è un paziente particolare perché trapiantato. Il suo quadro clinico potrebbe peggiorare da un momento all’altro.

La referente dell’ormai ex reparto di Malattie infettive ha segnalato il problema anche all’Ismett – aggiunge la donna – ma loro non possono intervenire. Sarebbe opportuno trasferirlo in un altro reparto ma in un presidio ospedaliero dotato di un centro ematico capace di stabilire se il calo delle piastrine è legato all’assunzione errata di un farmaco prescritto o al midollo osseo. Questa fase riabilitativa rischia di assumere contorni drammatici – conclude la donna – abbiamo dovuto assistere anche alla chiusura del reparto di Malattie infettive perdendo un ulteriore punto di riferimento quotidiano con la sanità locale sempre meno specialistica”. 

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