L’inchiesta antimafia “Redivivi”, due imputati impugnano il no alla scarcerazione: sono attualmente a processo

 
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Gela. Il dibattimento nei loro confronti è ancora in corso

davanti al collegio penale del tribunale.

L’inchiesta antimafia. Due degli imputati nel giudizio scaturito dal blitz antimafia “Redivivi” hanno scelto di impugnare i verdetti negativi arrivati in merito alla revoca della misura di custodia cautelare in carcere. Ruggero Biundo e Rosario Trubia sono ritenuti componenti del presunto gruppo che avrebbe monopolizzato il settore della raccolta della plastica tra le campagne locali, imponendo anche i servizi di guardiania. I difensori, gli avvocati Carmelo Tuccio e Nicoletta Cauchi, si sono rivolti ai giudici del riesame di Caltanissetta. Per le difese, non ci sarebbero più le condizioni giustificative a sostegno della detenzione in carcere. A luglio, i giudici allentarono le misure imposte a Luca Trubia, Rosario Caruso e Simone Trubia, a loro volta imputati nello stesso giudizio, che hanno lasciato il carcere, ottenendo i domiciliari. Nel corso del dibattimento, diversi imprenditori agricoli e operatori del settore, tutti con base tra le contrade Bulala e Mignechi, hanno decisamente ridimensionato le accuse, escludendo di aver mai ricevuto minacce dalla famiglia Trubia o di essere stati obbligati a cedergli la plastica dismessa. Così, sono partite le istanze dei difensori che, appunto, hanno chiesto misure cautelari diverse da quella della detenzione in carcere. A processo, ci sono Vincenzo Trubia, Davide Trubia, Rosario Trubia, Ruggero Biundo, Luca Trubia, Rosario Caruso, Simone Trubia e il ventiseienne Rosario Trubia. Sono tutti difesi dai legali Carmelo Tuccio, Flavio Sinatra e Nicoletta Cauchi. Parallelamente, davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Caltanissetta, a rispondere degli stessi fatti ci sono Rosario Maichol Trubia, Luigi Rizzari, Giuseppe Carnazzo, Francesco Giovane, Pasquale Lino Trubia, Pasquale Andrea Trubia, Manuele Rolla, Simone Maugeri e Giuseppe Cannizzo.

                                                        

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