Green refinery con “cariche di seconda generazione”, prevista area logistica: c’è richiesta Via

 
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Eni punta anche allo smantellamento di impianti e aree ormai in disuso

Gela. Un adeguamento del processo produttivo della nuova green refinery che dovrebbe entrare a regime entro le prossime settimane. I manager di Eni, a fine gennaio, hanno avviato l’iter per richiedere la valutazione di impatto ambientale che riguarda proprio l’impianto di pretrattamento cariche e la realizzazione di un’area logistica per “l’approvvigionamento via terra di cariche di seconda generazione”. Si tratta sostanzialmente della procedura che consentirà di usare grassi animali e oli esausti di frittura nel sistema di produzione dei carburanti bio, asset scelto dai manager della multinazionale che invece hanno stoppato il ciclo classico degli idrocarburi. “Con la modifica proposta – si legge nella richiesta presentata dall’azienda – la capacità di lavorazione complessiva del ciclo green, pari a 816.000 t/a, non sarà modificata, ma sarà possibile utilizzare quantitativi maggiori (fino ad un massimo di 400.000 t/a) di cariche di seconda generazione, quali grassi animali e oli esausti di frittura. Il quantitativo di biocarburanti e biocombustibili complessivamente prodotti è invariato e pari a 680.000 t/a”.

I tecnici della multinazionale hanno trasmesso una serie di documenti tecnici, oltre al progetto definitivo. Nelle scorse ore, invece, l’assessore regionale Mimmo Turano ha svolto un sopralluogo tra gli impianti dello stabilimento di contrada Piana del Signore. L’esponente della giunta Musumeci era in città per la presentazione dell’info-point sui progetti dell’area di crisi complessa.

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